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lunedì 25 maggio 2009

Puttanating Spinto & politicchi locali


Ricevo una lettera da tale Claudio Bardini che, bontà sua, manifesta il desiderio di conoscermi. Dalla lettera apprendo varie cose: per esempio, che con sua moglie educa i figli “come i nostri genitori hanno fatto con noi”: non conoscendo i loro genitori, debbo confessare che non è una grande informazione. Inoltre il signor Claudio mi informa, con sua evidente soddisfazione, di aver dedicato la sua vita allo sport, ai giovani, alla scuola, al volontariato, alle persone disabili e (solo “recentemente”) alla politica. Suppone che io abbia piacere di scoprire che dallo sport ha imparato molte cose, che non sto qui ad elencare, ma che hanno formato il suo carattere in modo apparentemente eccellente: al signor Claudio piacciono le sfide, e per questo si è candidato alla carica di sindaco di Tavagnacco. Insomma, la politica scommessa: non hai un cazzo da fare, ti annoi, a 51 anni evidentemente devi diminuire l’attività sportiva, allora hai solo due scelte: o la partita di calcetto due volte al mese, o sindaco di Tavagnacco – tanto qualcuno che sappia come funziona la macchina amministrativa lo si trova sempre.

Segue poi il programma, che non è un elenco di soluzioni, ma, come si usa oggi, un elenco di problemi: c’è da valorizzare la città, migliorare la qualità della vita, intervenire con i servizi per gli anziani, le famiglie e i bambini, nonché sulla sicurezza, perché sapete tutti che Tavagnacco (UD) è costantemente sulle pagine di cronaca nera dei giornali, che manco Scampia.

Infine si conclude col desiderio di lavorare quotidianamente coi cittadini (anche se i cittadini votano un sindaco, in genere, perché sia lui ad occuparsi della monnezza e dell’amministrazione) e, in ultima analisi, vorrebbe continuare ad essere quello che è ora (obiettivo facile facile: bastava restarsene a casa sua).

Questo è quanto. Ora voi mi direte: sì, ma questo candidato apparentemente in vena di coglionerie di che partito è? O meglio, visto che essere di un partito non va di moda, a quale schieramento, corrente, Weltanschauung, setta, religione o, al limite, squadra di calcio appartiene? Non sarebbe male saperlo, se dobbiamo dargli il voto e affidargli la gestione del comune! Il fatto è che non lo dice, né si evince, dato che la sua elegante missiva è così generica che potrebbe averla scritta chiunque, da Bertinotti a Berlusconi, da Franceschini a Topo Gigio.

E la cosa bella è che non posso neanche mandarlo a cagare, perché poi magari risulta che il reticente è appoggiato proprio dal partito che intendo votare io!!!!!


lunedì 18 maggio 2009

Recenti puttanate dal blog su Facebook


Silvio, noi si fa per ridere, ma te tu ci dai l'estro!
14 maggio alle ore 15.10

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Voto Utile?

mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 12.35

Io cerco di ragionare con la mia testa: la cosa non garantisce la qualità del ragionamento, ma mi pare positiva. E penso a quale sarebbe un voto utile per le europee.
Supponiamo che io voglia esprimerlo contro il governo Berlusconi: escludo dunque la scheda bianca, l'annullamento o la non partecipazione.
Prendo atto che la politica veltroniana dell'andare da soli è stata sconfessata dallo stesso PD: dunque bisognerebbe segnalare al PD se si condivide tale politica veltroniana o se invece si preferisce una strategia di alleanze: sono per questa seconda possibilità. Ma siccome perseverare negli errori è diabolico, non darei il mio voto a Vendola, che fa un partito in più per unire la sinistra, come se già non ce ne fossero troppi.
Ho stima per Diliberto, ma mi pare che la sua scelta sia quella di rappresentare una categoria ben definita, anche se minoritaria: i comunisti. E' una scelta legittima, ma presuppone un quadro strategico, su cui appunto mi piacerebbe pronunciarmi. Inoltre, pensando che la politica debba essere laica, escluderei l'UDC. Insomma, a conclusione, nelle premesse date, il voto utile sarebbe proprio quello a Di Pietro. Peraltro non avrebbe immediate conseguenze politiche interne, e il PD capirebbe che ha circa tre anni per ristrutturare in maniera seria la sua linea politica e la sua leadership.
E incredibilmente questo che ho appena fatto mi sembra persino un ragionamento... leninista.

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E come disse Franceschino Dario,
nel ruolo di precario segretario:
se i voti miei li ruba quel Di Pietro,
è certo che lo prendo nel di dietro!
12 maggio alle ore 12.29

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Franceschino Dario si prepara con cura. Ha comprato uno di quei manuali americani della collana "A complete idiot guide to" su "Come vincere le elezioni in venti giorni" e ha trovato la storia del voto utile. Non si è ricordato, meschino, che alle europee si vota col proporzionale e sono utili anche i voti ai partiti piccoli che, legittimamente, sperano di superare la soglia di sbarramento.
12 maggio alle ore 12.24

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Un grande scrittore spagnolo, Pio Baroja, diceva: appoggiare lo stato per distruggere la chiesa; poi, distruggere anche lo stato. Pensando in questa ottica, non sarebbe del tutto negativo un Berluscone presidente della repubblica. Meglio ancora sarebbe farlo papa, ma qui c'è un ostacolo: il papa non può essere milanista!
11 maggio alle ore 17.53

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Benito XVI ai cristiani: "Non lasciate la terra santa!". (pausa) "Altrimenti Maroni vi intercetta in mare e vi dirotta in Libia" (Stranamente, il testo dopo la pausa non è stato riportato dai giornali)
11 maggio alle ore 12.18

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Silvio, rallenta, non ti si sta dietro. Noi s'ha da lavorare, perciò facci un favore: la prossima volta che pensi di dire una stronzata come quella che l'Italia non sarà mai multietnica, facci rispamiare tempo: fanculizzati da solo.

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Pensa te!

Con la morte di Baget Bozzo siamo venuti a sapere che Silvio aveva un maestro spirituale. Pensa te i pregiudizi! Pensavamo che in fatto di spiritualità Silvio fosse totalmente autodidatta.
09 maggio alle ore 14.49

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Comunicato Stampa: questa settimana l'ambito premio AGAR - Il Nome Della VACCA - non sarà assegnato, perché non abbiamo così tanti premi da distribuire a tutti/e coloro che se lo sono meritato con impegno e che avrebbero diritto, senza esclusione alcuna, al giusto riconoscimento.
09 maggio alle ore 9.41

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Preg.mo Dott. Silvio Berlusconi

sabato 9 maggio 2009 alle ore 9.32
Avendo Ella affermato di recente che il 75% degli italiani ha simpatie per la Sua persona e per il Suo operato, ho ritenuto che forse avrei fatto cosa utile comunicandoLe il parere e i desideri di chi, come il sottoscritto, tali simpatie non condivide.
Qualora Ella abbia interesse per tale argomento, sappia che mi farebbe molto piacere se Ella si allocasse in una stanza da bagno e vi restasse per almeno due ore al giorno evacuando con cura tutte le sue viscere. Tale mio desiderio, di cui posso anche ammettere la bizzarria, è principalmente dovuto al fatto che la Sua persona, il Suo operato, la Sua invadente presenza e, mi scusi, la Sua scarsa moderazione in vari campi, ivi comprendendo l'abuso di battute vecchie e banali, hanno completamente esaurito il mio spazio testicolare disponibile.
Sperando di aver fatto cosa a Lei gradita e di esserLe stato di utilità, mi congedo, ringraziando per l'attenzione.
Distinti saluti,
ecc. ecc.

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Pezzo di pregevole fattura

E come disse Pericle,
giunto che fu sul colle:
mandate via Apicella
che a noi piace il rockenrolle!

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Pezzo di rara bellezza, 2

martedì 5 maggio 2009 alle ore 12.30

E come disse Orlando
parlando a Roncisvalle:
del tuo divorzio, o Silvio,
ne ho già piene le palle...

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Cattive compagnie

martedì 5 maggio 2009 alle ore 12.28
Ha ragione il nostro Silvio Cavallerizzo: chi rovina i giovani? Le cattive compagnie. Chi rovina il buon re? I cattivi consiglieri. Chi rovina le famiglie? Le malelingue. La povera signora Veronica di suo non è in grado di prendere le iniziative: l'hanno consigliata male, l'hanno ingannata. E chi può esser stato l'infame se non un uomo da sempre avvezzo alla calunnia comunista? Franceschino Dario, ecco l'infame!
Povero re!
...E povero anche il cavallo!
(Coro: ah bhè, sì bhè, cunta su, dai che la va...)

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L'affare s'ingrossa...

mercoledì 6 maggio 2009 alle ore 10.27
Il giornale dei vescovi critica il nostro Silvio Cavallerizzo: e che diamine! Prima la giornata della famiglia che diventa Family Day, manco fossimo degli spanglish qualunque, poi 'sto fatto che dei difensori della famiglia non ce n'è uno che abbia una situazione, diciamo così, "a norma", adesso il gran bordello montato sul divorzio del premier, ce n'è di materiale per addolorare monsignor Crociata.
Povero vescovo!
...E povero anche il sacrista!
(ah bhè, sì bhè, dai dai, cunta su...)

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Pezzo pregevole...
- Papi, cos'è un padre putativo?
- Zitta, e lasciami governare

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A parte tutto...

venerdì 1 maggio 2009 alle ore 11.00
Papi Berlusco ha detto: tra moglie e marito non mettere il dito. Franceschino Dario ha detto la stessa cosa, e tutti i tg l'anno riportata, colpiti dalla profondità del pensiero, peraltro inattesa. Ma anche Alessandrona Mussolini ha detto la stessa frase, e via di seguito, politici, giornalisti, governanti e opponenti. Così si sono scoperti e ora sappiamo qual è la fonte segreta, la sorgente della saggezza dei nostri politici tutti: il Calendario di Frate Indovino.

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Vieni avanti, Savoia!

venerdì 1 maggio 2009 alle ore 10.56
L'italico prence Emanuele Filibero di Savoia (parentesi: molti pensano che Filiberto sia il cognome e Di Savoia il paese d'origine, come nell'insuperato Branca Lion da Norcia)
- il prence, dicevo, ha fatto una comparsata televisiva, ha anche vinto una gara, pur non essendo né trans né zingaro, e ora si candida alle europee con l'UDC.
Ora io dico: perché le veline no, e invece il prence va bene e nessuno protesta?
Il prence sa forse l'italiano meglio delle veline? Ovviamente no!
Ha forse una maggiore intelligenza? Dai dati in nostro possesso non pare.
Ha una bella chiappa o una tetta che possa competere? Al momento non risulta.
E' almeno tifoso dell'Inter? No, anzi è un fottuto juventino. Allora perché si protesta per le veline e no per Filiberto? Non sarà discriminazione?

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Ciccio Presidènt

venerdì 1 maggio 2009 alle ore 10.46
- Ciccio Presidènt, che pensa tu di grande barufa tra Gregio Cavalliero Berluscone e sua Signora Veronica?
- In primo dito di zampa, io, se era sua Signora Veronica, con uno cavolo che si sposava a Gregio Cavalliero Berluscone. In secondo dito di zampa, io prendeva uno mattarello molto di legno, aspettava dietro porta, e quando Gregio Cavalliero Berluscone rientra in sua casa dava uno bello fracco di legnate su suo groppone, così impara per volta dopo, altroché!

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Nebbia a Trieste (Omaggio a Ungaretti)

Sparve improvviso
dalla scogliera,
sì come fa il Veltrone
di primavera..

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Poesia

Il Veltrone è quella cosa
che sparisce tutt'a un tratto:
a cercarlo dai di matto
e ti viene il dalemòn.

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L'apprendista

mercoledì 22 aprile 2009 alle ore 15.12
Stamattina la notizia di apertura del giornale radio era che Berlusco parteciperà alle celebrazioni del 25 aprile. Ora, posto che il 25 aprile festeggia la liberazione dell'Italia da una dittatura, peraltro col contributo non piccolo dei nostri attuali alleati americani, il fatto che il capo del governo celebri l'evento non dovrebbe essere una notizia, ma un sottinteso: dunque la cosa è assurda, come se il giornale radio aprisse dicendo con enfasi che domenica prossima il papa andrà a messa.
La notizia vera è che negli anni precedenti, Silvio non aveva mai partecipato: e ha giustificato la nuova scelta dicendo che non vuole lasciare il 25 aprile a una sola fazione, essendo una data significativa per tutti. Al che, pedante, ricordo che finora alle celebrazioni del 25 aprile hanno sempre partecipato:
- i partigiani di sinistra e i loro partiti;
- i partigiani cattolici e la democrazia cristiana;
- gli uomini di governo e i notabili della stessa democrazia cristiana;
- i liberali di Malagodi e Zanone
- i repubblicani di La Malfa (padre)
- i socialdemocratici di Saragat, che sostenevano stabilmente l'alleanza atlantica;
- Bossi e i leghisti (con qualche protesta per via delle posizioni dei Borghezii);
- il mio cane Ciccio-Ciccio, con bandana rossa al collo (con grande apprezzamento);
e insomma TUTTI, tranne quelli che si richiamavano in vario modo al fascismo.
Io capisco che Berlusco sta studiando come apprendista Presidente della Repubblica, ma due sono i casi: o è un cattivo allievo, o sta usando come testo base un manuale della nota collana "A complete idiot guide to..."

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Epigramma barocco a Franceschino Dario...
... che non vuole Di Pietro candidato alle elezioni europee:

Se nulla hai da fare
e meno ancor da dire,
è meglio che vai a casa
e cerchi di dormire...

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Dottissima citazione:

- Umberto, allora io vado...
- Bravo! Ti ci volevo mandare io, ma se ci vai da solo è meglio! (Dal Nerone di Ettore Petrolini, con una piccolissima variante

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Epigramma barocco sulla fugacità dei beni mondani

Franceschino Dario,
precario segretario,
ha scritto sul diario:
"domani dimission".

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Dimenticavo di chiedere...

Cos'è questa storia della ministra Gelmina che ha aperto un anale su Youtube? Un originale pornomodo per trovare soldi per la scuola pubblica o un semplice refuso?

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Erection day

venerdì 17 aprile 2009 alle ore 13.50
E' forte Gregio Cavalliero Berluscone! Dice: "Ghe pensi mi, ghe pensi mi... ghe pensa Bossi!", "Decidi mi, decidi mi... decide Bossi!". E visto che l'elmetto già glielo hanno regalato, trovategli una spada di carta, così Capitan Fracassa è completo.

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Caro Gerardo

martedì 14 aprile 2009 alle ore 22.22
Caro Gerardo,
L'informazione si divide in tre categorie:
1) Dicesi informazione oggettiva quella del giornalista che esprime un'interpretazione perfettamente coincidente con le nostre opinioni.
2) dicesi informazione faziosa quella del giornalista che non è d'accordo con le nostre opinioni, quel tanto che basta per permetterci di fare la figura delle persone civili che ammettono il pluralismo.
3) Dicesi mistificazione l'interpretazione del giornalista che si discosta talmente dalle nostre opinioni che non possiamo accettarla.
Da questo punto di vista, a seconda dello spettatore, Santoro, Floris, Vespa o Fede sono dei mistificatori. Ora, io non ho detto che sono d'accordo con Santoro: ho proposto alcuni spezzoni della trasmissione tratti da youtube, e ognuno può farsi un'idea. Ho detto però che non sono d'accordo col linciaggio di Santoro. Penso anzi che un giornalista debba essere libero di dire le sue opinioni soprattutto quando sono inopportune. Non vorrei che facessero fuori Santoro, come non vorrei che facessero fuori Vespa: credo anzi che abbiamo bisogno di avere più faziosità, più grinta, più giornalisti scomodi e meno melassa, meno gente per la quale (penso a Gasparr de la Nuit) il pensiero unico sarebbe già un progresso.
Posso aggiungere che ho passato i giorni di vacanza pasquale con mia suocera che, da persona anziana, ha visto la tv 24 ore su 24, e ho assistito a tutti i servizi rai e commerciali sul terremoto: me ne vergogno a tal punto di aver scritto "io non sono razzista ma... gli italiani proprio non li sopporto".
Entrando nel merito della questione, posso dire due cose. Ho parlato con un questore di polizia che considerava un'assoluta follia la sottovalutazione del rischio da parte delle strutture di protezione civile e mi ha spiegato una serie di cose che si potevano fare, senza inutili allarmismi per la popolazione. Inoltre, credo che qualcuno dovrà spiegare com mai sono crollate case che dovevano essere antisismiche con un terremoto del 5,7 grado della scala Richter, che non è propriamente un terremoto distruttivo. Il fatto di essere tutti mobilitati e solidali nella fase di emergenza, non significa rinunciare a chiedersi se tutto quello che è successo poteva essere evitato. Ho idea che molta gente dovrebbe andare in galera, e sarà bene parlarne per evitare che tutto sia insabbiato.
Mi metto nei panni dei sopravvissuti: se io avessi perduto un figlio nel crollo della casa dello studente dell'Aquila, penso che in questo momento mi metterei a cercare il responsabile e non aspetterei i tempi della magistratura.

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Pezzo di rara bellezza!!!

- Ciccio Presidènt, tu che è uno povero cane no papista, che pensa di preti?
- Preti no è problema: noi bestie quattropiedi crede di libertà, perdunque vede bene vecchio sano principio che dice "libera chiesa in uno altro libero stato"...

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Premiazione

lunedì 6 aprile 2009 alle ore 9.12
Questa settimana l'ambito premio "AGAR - Il Nome Della Vacca" va al giornalista Marcantonio Lucidi che, nel numero di "Left" in edicola, apre la sua cronaca del congresso del PDL con una citazione di Pierre Drieu La Rochelle che parla del congresso nazista del '35. Complimenti, Ciccio, per la profondità dell'analisi e la qualità della sintesi: che l'invocazione a VACCA AGAR accompagni la tua lunga e operosa esistenza!

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Bha!

sabato 4 aprile 2009 alle ore 17.54
Leggo che alla pop star Madonna, a seguito di proteste di numerose ong, è stato impedito di adottare un bambino africano: non è parso giusto che godesse di tempi particolarmente rapidi per portare a termine l'adozione.
Invece è parso giusto che, trattando Madonna come l'ultima deficiente del mondo (cosa che non è), si lasciasse il bambino a fare la fame in una comunità di merda.
Starò diventando antidemocratico, o è semplice allergia alle coglionerie?

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Sperèm!

Dice il giornale radio di stamattina che Silvio Nostro ha litigato coi giornalisti italiani e ha promesso che non farà più conferenze stampa con loro. Gli ha detto: "Cattivi, cattivi, cattivi, con voi non parlo più!". Speriamo che mantenga.

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La rivoluzione liberale di Silvio: "Libera volpe in libero pollaio!"
(-Ferra, questa è vecchia!
-Vero. Ma anche le cose che dice Silvio...)
30 marzo alle ore 10.36

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Dopo l'anticlericale sarei io???

giovedì 26 marzo 2009 alle ore 13.57
Stamattina ho sentito per radio la pubblicità di "Famiglia Cristiana", che è in edicola con allegata una nuova edizione del Vangelo. Bella iniziativa. Ma poi lo spot è proseguito informando il colto e l'inclita che nella rivista c'è una scheda per VOTARE IL PERSONAGGIO PIU' SIMPATICO DEL NUOVO TESTAMENTO!!!
(Lo giuro: non mi sto inventando la cosa!). Ci manca solo un vescovo sull'Isola dei Famosi, poi è completa!

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va bene...

domenica 29 marzo 2009 alle ore 11.05
Famiglia Cristiana insiste sullo spot radiofonico: bisogna votare il personaggio più simpatico del Vangelo, e così sia. Però, perché ci sia un minimo di competizione, bisogna che siano fuori gara almeno due personaggi: Gesù di Nazareth e Silvio Berlusconi!!!

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Vince Giuda

sabato 4 aprile 2009 alle ore 18.54
Avvisato da un amico sono andato sulla pagina FB di "Famiglia Cristiana": effettivamente anche lì è in corso il televoto sul personaggio più famoso del Vangelo (non l'avevao inventata io!), e... vince Giuda! (Non invento neanche questa)

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Senza titolo

Il Bagnasco cardinale
se s'incacchia fa star male:
tuona, fulmina, saetta
e la legge a Silvio detta.

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Edonismo

lunedì 23 marzo 2009 alle ore 17.50
Stamattina ho sentito al giornale radio che il Papa è andato in una delle zone dell'Africa in cui c'è la miseria più nera e ha fatto una straordinaria predica contro l'edonismo e il consumismo...
...In effetti poi hanno fatto interviste tra il pubblico e la gente diceva: "Borca Miseria, ora no andare biù a Manaddan a gombrare vesdido firmado", oppure: "Dorainboi smeddo di andare vacanzo a Barigi", o anche: "Io aveva deddo che no era cosa buona avere dudda guesta rigghezza in mano di bobolo nero"!

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Precizazione

venerdì 20 marzo 2009 alle ore 20.46
Qvando io ha detto che no defe uzare prezerfativo, io ha fatto errore perché no conoce bene tua lingua. Io folefa tire: tu no deve uzare proofilatika!

(Ora no può fare zua firma, perché no ricorda como zi kiama in italiano, ma tu ha capito chi ero)

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Cattocomunista o comolico?

venerdì 13 marzo 2009 alle ore 19.19
E' forte il Cavaliere, ha un linguaggio straordinario. Anni fa se ne uscì col "rassemblement" (invece del "partito"), perché lui ha studiato à la Sorbonne... Poi tirò fuori la "massaia", parola già sparita dal lessico italiano prima ancora che s'inventasse il pastamatic... Adesso riscopre il "cattocomunista", che non si sentiva da trent'anni, e i giovani non sanno cos'è.
Quando ho cercato di spiegarlo a un mio studente, mi ha guardato stupito, poi gli si è illuminato il cerebro e ha detto con faccia da Archimede: "Adesso capisco perché la Binetti sta con noi: dall'ombelico in su è comunista, ma dall'ombelico in giù dev'essere catto!".

martedì 14 aprile 2009

Oroscopi


Tutte le mattine il giornale radio delle 7 e 30 conclude con "L'oroscopo di Linda Wolf" - e già qui uno si chiede: dunque gli oroscopi sono una notizia vera, oppure le notizie vere vengono ottenute leggendo i fondi di caffè?
La signora Linda Wolf deve chiamare il GR2 col cellulare, perché fa oroscopi brevissimi per risparmiare, ad esempio: "Bilancia: bene!"; "Ariete: minchia che giornata!".

Allora mi domando:

1) ma perché il GR2 si occupa di oroscopi?
2) ma perché i difensori delle scienze teologiche e naturali non intervengono a protestare, come fanno con la gente che vende i numeri al lotto nelle tv private?
e soprattutto: 3) quando Linda Wolf va in pensione, posso venire io a fare gli oroscopi?

Uff!


Tutti i giorni la bacheca di Facebook mi si riempie di battute e lazzi su Berlusco. Ora, se si tratta di prendere in giro Berlusco, com'è noto, non mi tiro indietro, ma cerco di non perdere di vista che esistono anche altre cose nella vita. Berlusco è così come è: un po' gli viene naturale, un po' costruisce la sua immagine, e agli italiani piace: in altri termini, lui ha vinto le elezioni e noi no.

Prenderlo in giro è facile, ma diventa anche un comodo alibi. Di fronte alle sue gaffes con la regina d'Inghilterra o con Angela Merkel reagiamo con la puzza al naso e ci sentiamo superiori, adottando un'aria da primi della classe che, in genere, fa perdere i voti e induce allo sbadiglio. Il Veltrone, ad esempio, è stato lì anni a dire: "non si fa così, non è elegante", ma non ha perso un minuto a chiedersi, o chiederci, perché Berlusco vince. Ha le televisioni: ecco un altro comodo alibi.
Secondo me Berlusco vince perché ha individuato dei bisogni sociali reali e ha dato delle risposte: se non ci piacciono, quello che dobbiamo fare è un'operazione di vecchia scuola: capire quali bisogni ha individuato Berlusco, quali risposte dà, e quali possono essere le risposte alternative di uno schieramento di centrosinistra.
Purtroppo questo lavoro di ricerca non si poteva fare: bisognava fare prima il partito democratico, cioè costruire il contenitore - se si partiva dal contenuto, non si riusciva a mettere insieme i pezzi. Adesso il contenitore c'è: con Binetti e Rutelli che sottoscrivono un programma elettorale che comprende il riconoscimento delle unioni civili, poi vanno al governo e bloccano questo riconoscimento, perché il vescovo glielo ha ordinato al cellulare.

Di fronte a questi fatti (che potrebbero essere migliaia: potremmo dire di una campagna elettorale che ha mirato a distruggere ogni residuo di partito socialista in Italia, oppure della demenza bertinottiana di stare in un governo sabotandolo ogni giorno, o della fantasia di Vendola che, in una situazione di quasi coma e in presenza di soglie elettorali, decide di fare un partito nuovo) di fronte a questi fatti, onestamente, noi che cazzo abbiamo di meglio rispetto a Berlusco? Se trattassimo un qualunque sindaco di centro sinistra (compreso un Cofferati o quello che ha fatto le linee di autobus per i neri) così come trattiamo Berlusco, senza sconti, il popolo di sinistra s'incazzerebbe e a ragione.

Allora dovremmo ricominciare a fare un po' di politica vera, benché io sia convinto che non ne siamo più capaci.

Per questo è più comodo insistere ossessivamente con le gaffes di Berlusconi.
E, tanto per precisare, quando dico queste cose, faccio un'analisi leninista. Chiedo solo che le colpe di Berlusconi non servano a coprire le nostre.

Cantigas di Alfonso X


Un benefattore dell'umanità ha messo in rete una bella raccolta di musica medievale tratta dalle Cantigas di Alfonso X el Sabio (personaggio di cui si raccomanda l'approfondimento a tutti i babbei che, volendo esprimere indignazione per l'inciviltà, inveiscono contro il medioevo). Ecco il link: http://www.zona-musical.com/postt111166.html

Vintage


In occasione della Pasqua, ho passato qualche giorno a Perugia, e qui ho visto qualcosa che, dove vivo attualmente (Friuli), da molto tempo non esiste più: dei manifesti del PD. Ho pensato: vuoi vedere che qui in Italia Centrale ancora fanno politica? – perché da noi la politica non è più di moda; un manifesto elettorale, poi! C’è rischio che si spaventino i moderati e il PD perde voti!

Allora ho parcheggiato al volo e ho guardato meglio questa rarità vintage della campagna elettorale della sinistra (sit venia verbo): a una certa distanza, in verità, il manifesto colpiva. Sembrava l’affisso pubblicitario di una casa di pret-à-porter, o di uno stilista di nuovo conio. Io sono un tipo moderno, e non mi scandalizzo certo se, nella nuova politica, il PD decide di dedicarsi alla moda: magari, ho pensato, Franceschini ha trovato la sua strada. In fondo, noi di sinistra sappiamo fare tante cose: cinema, teatro, musica, fumetti, feste dell’Unità (ora non le facciamo più perché a Rutelli andava di traverso la braciola), di certo però una cosa che non sappiamo fare è la politica. Quindi che c’è di male se ci dedichiamo al taglia e cuci?

Avvicinatomi, ho potuto constatare che, sotto l’affisso pubblicitario, alcuni volontari del PD, contraddistinti da una fascia al braccio con l’insegna della croce rossa, spiegavano al colto e all’inclita i contenuti politici del manifesto che, alla luce dell’esegesi, risultava non essere l’invito a comprare i vestiti di un Armani paesano. Il messaggio, anzi, era chiaro e forte. Più o meno diceva: “L’Europa si preoccupa di questo, questo e quest’altro, invece Berlusconi no”.

Messo sull’avviso da questa acuta osservazione, rinfrancato dal fatto che qualcuno finalmente ci dava “la linea”, ho pensato che avrei votato europeo: non certo per il Partito Popolare Europeo, al quale aderiscono i complici di Berlusconi, ma per il Partito Socialista, al quale si deve il fatto che l’Europa si preoccupi di questo, questo e quest’altro.

Qui mi è sorta la difficoltà: come può un mentecatto italiano votare per il Partito Socialista Europeo, dal momento che il PD (Partito DemocrXXXXXistiano) ha già detto che non aderirà al gruppo socialista?

Ma, mi si dice, il PD sarà accanto al PSE. Non lo metto in dubbio. Ma data la strana idea vigente, secondo cui i diritti civili valgono più o meno fino all’altezza dell’ombelico, è facile immaginare che, dovendo discutere di coppie di fatto, fecondazione assistita o (Dio non voglia) del diritto di una persona di non volere che un tubo infilato nel culo lo mantenga indefinitamente in vita iniettandogli una soluzione nutrificante, gli eurobinetti e gli eurorutelli diranno che non possono condividere le posizioni socialiste, che il parroco glielo ha proibito, e quindi voteranno insieme alla destra: ed ecco portato in Europa il teatrino tutto italiano di un partito-contenitore costruito senza pensare ai contenuti (Ah!, Veltroni, Water Veltroni, Warm water Veltroni!).

Così va il mondo: Fioroni (che ogni bravo insegnante di sinistra ricorda ogni sera nelle sue preghiere, invocando su di lui la collera divina) non vuole Pannella in lista, altrimenti il curato gli toglie il saluto, e Franceschini rinuncia a candidare Emma Bonino – tanto se mettiamo quella di Udine fa lo stesso, ...quella, come si chiama? Quella che è venuta lì a fare tutto quel casino... Va bè, adesso non mi ricordo il nome, ma meglio lei che Bonino.

E così, riflettendo con calma sulle profonde questioni espresse nel manifesto elettorale del PD umbro, mi sono reso conto di avere molteplici ragioni per votare Di Pietro.

domenica 25 gennaio 2009

Barroco


C'è un piccolo esperimento mentale che giova enormemente alla comprensione dei demenziali anni italiani in cui ci tocca vivere: si tratta di immaginare che ci troviamo non nel 2009, ma nel XVII secolo, in piena epoca barocca. Se avete una minima conoscenza del periodo barocco, questo semplice accostamento illumina il presente di una luce nuova. Katzinger e Berlusconi, D'Alema e Veltroni, persino Bossi e Borghezio, per non dire del rossocchialuto Maroni e delle rispettive corti dei miracoli, altro non sono che personaggi barocchi: nelle loro apparenti differenze e ostilità, emergono da un fondo comune che dà il tono e il senso all'epoca.

D'altronde, un'idiozia teologica come il cattolicesimo romano e una coglioneria radicale come il sondaggismo laico, non potrebbero sopravvivere senza il culto dell'immagine, lo spettacolo di massa, il mix di ignoranza, superstizione, stupore da effetto speciale di guitti prestati al giornalismo: l'agonia di un papa in diretta televisiva tra una puntata e l'altra di Grande Fratello, la foto del morto da cellulare inviata alla mamma lontana, il politico ruspante in bicicletta e quello rifatto dalla chirurgia, come una zoccola di provincia, sono forme dell'estetica barocca.

Ma, come sempre avviene per le epoche di seconda mano, questo neobarocchismo è una copia sbiadita: politici e televescovi sono involontarie parodie degli statisti del XVII sec., e a progettare lo spettacolo per le masse non ci sono i grandi nomi del teatro del Seicento, ma solo avventizi, parvenus della penna e della telecamera, nella cui ricerca di stupire e meravigliare si trova ormai più di uno stimolo allo sbadiglio.

Così il quadro desolante offerto da questa ridicola cosa che chiamiamo Italia, con la sua ridicola presunzione di cultura(consistente nell'argomentare che "la legge è uguale per tutti gli altri"), presenta un sia pur minimo motivo di speranza: che la noia e il crollo del lifting aprano lo spazio per una stagione nuova. In fondo, dopo il barocco in Europa arriva la rivoluzione francese, che non sarà granché, ma è sempre meglio di niente.

venerdì 9 gennaio 2009

Sfiga


Ha ragione donna Letizia (Moratti) a non sentirsi in colpa per il caos provocato dalla nevicata di Milano: sapete voi quante cose ha da fare un sindaco al giorno d'oggi? Manda i bambini a scuola, fa la spesa, porta le scarpe dal calzolaio, e in tutto questo frangente capita una sfiga da non si dire: va a nevicare proprio a gennaio, madonnabona!

E poi donna Letizia non è nemmeno parente dell'Inter!

giovedì 18 dicembre 2008

Altroché!!!




Leggo sui giornali che, secondo Gianfranco Fini, la Chiesa non avrebbe fatto nulla a proposito della legislazione razzista del fascismo. Altroché se hanno fatto!!!




martedì 2 dicembre 2008

Fu illegittimo


Università, il Consiglio di Stato: via libera al corso di Interculturalità

Da "il Piccolo",
http://ricerca.quotidianiespresso.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2008/11/29/NZ_26_APRE.html


il Piccolo — 29 novembre 2008 pagina 26 sezione: TRIESTE

di MADDALENA REBECCA

Nella «telenovela» Interculturalità, il corso di laurea attivato nel ’98 alla Facoltà di Lettere e cancellato tra mille polemiche nel 2007, irrompe a sorpresa il parere del Consiglio di Stato. La seconda sezione dell’organo della giustizia amministrativa, presieduta da Stenio Riccio, ha accolto con parere definitivo il ricorso presentato dalla presidente del corso sospeso, Silvana Monti, stabilendo che «il provvedimento impugnato (vale a dire la delibera con cui il Consiglio di Facoltà aveva approvato la soppressione) debba essere annullato». Alla base della decisione un vizio di forma. Secondo i giudici, infatti, la procedura del voto segreto adottata dal Consiglio di Facoltà non sarebbe stata motivata. Una pronuncia arrivata come un fulmine a ciel sereno, che potrebbe spingere ora gli organi accademici dell’Università triestina a fare dietro front, magari riattivando il corso della discordia. Ipotesi sulla quale, per ora, il rettore non si pronuncia. «Farò commenti solo nel momento in cui riceverò un atto ufficiale e protocollato (per ora il parere definitivo è pubblicato sul sito internet del Consiglio di Stato ma non è ancora stato trasmesso ai vertici dell’ateneo ndr) - si limita a riferire Francesco Peroni - . Quando avremo sotto mano il provvedimento lo analizzeremo attentamente per capire quali potranno essere le conseguenze». In attesa di conoscere le prossime mosse dei vertici dell’ateneo, l’ex preside di Lettere delinea un possibile scenario. «Spero che l’intervento vincolante del Consiglio di Stato - commenta Monti - dia ora il via ad una riflessione ampia che, da un lato, porti a procedere in futuro con maggior attenzione e regolarità nelle modalità di votazione e, dall’altro, consenta di riattivare al più presto il corso di laurea in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità. Un corso che, contrariamente a quanto sostenuto dal Consiglio di Facoltà, ha sempre riscosso un gran successo. Non ci sono infatti mai mancati nè gli studenti nè, tantomeno, i soldi. Anzi, grazie all’intervento degli sponsor, abbiamo portato nelle casse dell’Università 11 milioni di euro in 8 anni. Ci hanno sostenuto la Regione, prima con la giunta Antonione e poi con l’amministrazione Illy, il Comune, la Fondazione CrTrieste, la Camera di Commercio, a riprova del grande interesse sorto attorno al corso nato con l’obiettivo di formare mediatori culturalim figure particolarmente importanti nell’attuale contesto di internazionalizzazione di Trieste». Giudizi in netto contrasto con quelli espressi in passato dal Consiglio di Facoltà di Lettere, dal Senato accademico e dal Cda dell’ateneo. Organi per i quali l’esperienza di Interculturalità andava necessariamente interrotta per la mancanza di iscritti (dai 500 del primo anno erano scesi a 21 nel 2007), l’insoddisfazione espressa dagli stessi studenti e la mancanza dei requisiti minimi previsti dalla legge in termini di organici di ruolo. Secondo Silvana Monti, però, le motivazioni alla base della decisione di chiudere il corso sarebbero state diverse. «C’è sempre stata una sorta di accanimento ingiustificato nei nostri confronti - conclude -. Un ostruzionismo sciocco che, di recente, ha visto bocciare anche la proposta di riattivare Interculturalità mettendola insieme al corso di Lingue. Evidentemente si continua a voler trascurare l’importanza strategica di questo percorso formativo. Ma alla luce dell’intervento del Consiglio di Stato, confido che le cose possano finalmente cambiare».


lunedì 24 novembre 2008

La forza del destino



Ma cosa dice quest'uomo? Le famiglie in difficoltà economica sono "sfortunate"... il crollo di una scuola che ammazza un ragazzo è una "fatalità"... Siamo dunque in balia del destino avverso e rio! Se questo fosse vero, perché tenercelo alla residenza del Consiglio? Meglio metterci un talismano!

venerdì 21 novembre 2008

Senza limite


Dopo le corna al ministro in posa per la foto, dopo il "cucù!" al cancelliere tedesco in visita ufficiale, manca solo il dito medio alla regina Elisabetta, poi finalmente potremo tornare a sperare!

mercoledì 5 novembre 2008

Obama


Appresa nella notte la vittoria di Obama, Walt Veltroni ha dichiarato: "Dunque è ufficiale: a Silvio il campionato e a noi la champions!"

martedì 28 ottobre 2008

Università


Un deputato della Lega (scusate, non ho capito il suo nome), in una trasmissione televisiva, per mostrare lo sfascio dell'Università dice: Ci sono Corsi di Laurea che hanno un solo studente iscritto! Bene: chiudetelo, visto che al Ministero lo sapete. Convocate il Rettore, il Preside, il Presidente del Corso e dategli disposizioni: è molto più logico intervenire nei punti che non vanno e producono sprechi, piuttosto che tagliare alla cieca.

Ci sono (si attribuisce al Ministro sulla stmpa) 27 cattedre che non hanno studenti! Bene: chiudete i concorsi su quei settori, piuttosto che bloccarli alla cieca, anche per quelle discipline i cui docenti fanno lezione nei cinema parrocchiali per mancanza di aule sufficientemente capienti.

Ci sono Facoltà, dice sempre la stampa, in cui oltre 30 docenti hanno lo stesso cognome! Bene: chi ha approvato gli atti dei concorsi? chi ha chiesto i posti? Per fare un concorso da professore universitario è necessaria la delibera del Dipartimento, dei Corsi di Laurea, del Consiglio di Facoltà e del Senato Accademico: i nomi e i cognomi li avete tutti, conoscete i commissari, dunque agite.

Tenete anche presente che esistono altri marchingegni. Il docente, ponaimo, di Canicattì mette in cattedra l'allievo del docente di Poggibonzi; questi, a sua volta, mette in cattedra l'allievo del docente di Canicattì: i cognomi non si accumulano, ma la sostanza non cambia.

All'Università abbiamo avuto almeno 4 riforme in 10 anni, ed è in fase di attuazione il cosiddetto decreto 270, ma già il Ministro ha detto pubblicamente che vuole rivedere l'ordinamento.

Da almeno 10 anni, ogni volta che si fa il bilancio preventivo, bisogna prevedere una riduzione di spesa di almeno il 10%: di conseguenza, tagliato il tagliabile, resta solo la spesa per gli stipendi, e poco più; risultato: dicono che la spesa è sbilanciata e non è possibile che la sola voce stipendi prenda la quasi totalità delle risorse.

Tutti sanno che il punto dolente dell'Università sono i concorsi, ma da almeno 10 anni la riforma del sistema concorsuale è in parlamento, e nessun governo ha fatto nulla per attuarla.

Fu Prodi a dire che il suo governo avrebbe avuto tre priorità: la scuola, la scuola e ancora la scuola: l'accoppiata Fioroni-Mussi non è stata granché da questo punto di vista.

Diciamo la verità: siamo costretti oggi a difendere una scuola e un'Università largamente indifendibili, di fronte a provvedimenti molto peggiorativi, ma è anche colpa "nostra", perché quando eravamo al governo "noi" abbiamo dormito.

La scuola e l'Università sono un'emergenza nazionale: forse sarebbe il caso di fermare tutto e creare una commissione parlamentare che elabori un progetto globale condiviso, dotato delle risorse adeguate e di efficienti organi di controllo contro gli sprechi.

mercoledì 1 ottobre 2008

Nomi 3


Or mi sovviene che il capo della polizia si chiama Manganelli. Pare proprio che si metta l'uomo col nome giusto al posto giusto, per cui deve essere stato in un attimo di sincerità che i politici si sono fatti rappresentare al Ministero degli Interni da uno che si chiama Maroni!

domenica 28 settembre 2008

Nomi 2


Ma in fatto di nomi il più geniale di tutti è Niki Vendola, il quale fa parte di un partito che si chiama Rifondazione Comunista, ma assolutamente non vuole che tale partito riorganizzi e difenda un'identità comunista! Allora io dico: benedett'omo, vai a rifondare qualunque altra cosa là dove cazzo ti pare, ma se stai in un movimento di rifondazione "comunista" poi non rompere i coglioni perché ci sono "i comunisti"!

Nomi


Pare che il nuovo capo della CEI (Conferenza episcopale italiana)provenga da ambienti esterni alla curia romana. E te credo, di cognome si chiama Crociata! Quando il papa lo ha visto, ha detto: "O tu, omo di profidenza, viene con me che finalmente anche io pofero papo può dire che ha fatto crociata, come suoi bravi pretecesori!"

martedì 9 settembre 2008

Riforma della scuola


Perché fermarsi alla restaurazione del maestro unico? Perché non affidare la classe direttamente al parroco?

mercoledì 3 settembre 2008

Ma guarda cosa si trova!


Un benefattore dell'umanità, tale Luigino, ha messo in rete lo storico concerto dei Pink Floyd a Venezia nel 1989 (da cui l'altrettanto storico tormentone dei Pitura Fresca: "Oi ndemo a véder li Pinfloi").

Siccome non rubiamo mai i link altrui (quasi mai), cito direttamente la pagina in cui si trovano, così potete anche fare la conoscenza di "zona-musical.com":

http://www.zona-musical.com/postt76555.html

Con tante grazie al Luigino.

lunedì 1 settembre 2008

Pubblicazioni a stampa del Bolero di Ravel



lunedì 14 luglio 2008

Mediterránea 5/08


E' stato pubblicato il quinto fascicolo di "Mediterránea", Rassegna di studi interculturali a cura di Gianni Ferracuti. Sia la versione a stampa sia la versione digitale sono disponibili all'indirizzo http://www.lulu.com/content/2764187. In questo fascicolo:

Gianni Ferracuti: 1967
Ivan Buukliev: Dora Gabé
Antonio Casamento: Paria e desterrados nella selva di Quiroga
Laura Cervesato: Il tango nell’opera di Borges
Paolo Vescovi: Idee religiose di Cervantes
Gianni Ferracuti: In principio...
Pierpaolo Venditti: Il confronto tra l’antropologia di Marx e Weber secondo Lowitz
Francesco Belo: Il Pedante

Tina modotti



Il Comitato Tina Modotti (www.comitatotinamodotti.it) ha promosso il restauro della tomba di Tina Modotti, nel Pantheon de Dolores di Città del Messico, con il sostegno della Presidenza del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia (naturalmente, quella della precedente legislatura). Per l'occasione è stato pubblicato e diffuso gratuitamente un raffinato fascicolo che celebra l'evento con testi e immagini di grande qualità grafica.

sabato 12 luglio 2008

A me Sabina Guzzanti non ha scandalizzato (e Grillo nemmeno)


Lettera di Sabina Guzzanti al Corriere della Sera

http://bellaciao.org/it/spip.php?article20180


Caro Direttore,

per tutti quelli scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell’eliminazione del dissenso l’unica possibilità di salvezza.

Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore».

Questa cosa, Ceccarelli, si chiama libertà.

Non hai mai visto una persona che chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia assolutamente vietato parlare, come l’ingerenza inaccettabile del Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei cittadini italiani.

Caro Ceccarelli, hai fatto un’esperienza straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì l’8 luglio.

Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare e ad applaudire entusiasta.

Gli interventi più criticati dai media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo.

Nel mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora di più.

Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un fallimento, un errore, un autogol.

Stampa e tv hanno tirato fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e dell’insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a continuare. Alcune ovvie piccole verità:

- A sinistra si lamentano del fallimento della manifestazione quando l’unico elemento di insuccesso è costituito dai loro stessi interventi.

Se non avessero parlato in tanti di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata percepita per quello che è stata: un successone.

- Berlusconi e i suoi sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.

Quello che dice potrebbe non essere vero.

- L’intenzione di espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una battuta.

- Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un’altra donna, insultando me sono cadute in contraddizione.

- Pari opportunità e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia.

- È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano.

- È falso che non si possa criticare e attaccare il Papa.

Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto un po’ dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes.

Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato.

- La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed efficaci.

La repressione dei media rivela la debolezza politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.

E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente.

- C’è un partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro.

Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi.

Dall’altra parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di costruire un’alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall’opinione pubblica.

Per quanto riguarda l’annosa questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più consenso politico di un politico?

Può il discorso di un comico essere molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare.

Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di comprensione.

D’altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente. Approfittatene.

Tutti ne parlano e nessuno lo ha letto...




Da Clarín - importante quotidiano argentino.

http://www.clarin.com/diario/2008/07/05/elmundo/i-01708762.htm

GRABACIONES CON FUERTE CONTENIDO EROTICO
Sexgate a la italiana: el escándalo salpica a Berlusconi y una ministra
En una causa penal que se le sigue, surgieron datos comprometedores.
Por: Julio Algañaraz


El primer ministro Silvio Berlusconi y una ministra de su gabinete han quedado en el centro del escenario de un vasto escándalo ya bautizado "sexygate", como el que hace diez años casi le cuesta la presidencia de los Estados Unidos a Bill Clinton, a raíz de sus comprobados juegos de sexo oral en la sala oval de la Casa Blanca con la becaria Mónica Lewinsky. Desde hace varios días, tanto en la prensa como en los ganglios del poder político italiano, especialmente las Cámaras de Diputados y Senadores, crece el se dice . Se dice que en la Caja de Pandora de las 8.400 intercepciones telefónicas realizadas por la justicia de Nápoles en una causa de corrupción que podría terminar en un proceso penal contra Silvio Berlusconi, hay algunas llamadas que no tienen relevancia penal pero son un cóctel explosivo por su fuerte contenido erótico y las referencias al sexo oral, que los italianos llaman il pompino. Hasta ahora esas intercepciones no han terminado en las páginas de algún diario o revista, como es usual en este país, ni en la línea de los sitios de Internet, donde brotan como manantial los chismes de todo tipo.

Pero el diario La Repubblica cita a la ex viceministro de Relaciones Exteriores y dirigente socialista Margarita Boniver, devota partidaria de Berlusconi, que reconoce la existencia de los mensajes a luces rojas.

Según la prensa, en los diálogos telefónicos Berlusconi y su actual ministra de Igualdad de Oportunidades, Mara Carfagna, de 37 años, intercambiarían frases de tono más que subido con alusiones a il pompino . En la época en que fueron realizadas las intercepciones judiciales, il Cavaliere era el jefe de la oposición y Carfagna, una soubrette de fama creciente en la televisión.

De una gran belleza, Mara (María del Rosario), había sido ya la causa de un escándalo que estalló en enero del año pasado, cuando en la consigna de premios de sus canales de televisión (Berlusconi es propietario de las tres grandes redes comerciales de la televisión), el entonces jefe de la oposición conservadora le dijo públicamente: Si no fuera casado, me casaría contigo.

La segunda esposa de Berlusconi, Verónica Lario, otra gran belleza y madre de tres hijos (il Cavaliere tiene otros dos de su primer matrimonio), hizo explotar su ira en una carta abierta al marido que publicó el diario La Repubblica, exigiéndole que pidiera perdón. Berlusconi se apresuró a satisfacer el pedido.

Mara es de Salerno y su biografía comprende las actividades en televisión, el mundo del espectáculo y la vida mundana. Pero Carfagna también estudió danza clásica, canto y es licenciada en Derecho.

Qué pasaría si Clinton hubiera nombrado a Mónica Lewinsky ministro , se preguntó el diputado opositor Massimo Donadi. El ex fiscal del proceso Manos Limpias de Milán, Antonio Di Pietro, duro opositor parlamentario de Berlusconi, señaló que no se puede refugiar en el privado quien nombra una ministra de la República por razones ajenas a sus funciones institucionales.

Di Pietro había acusado hace poco de magnaccia (cafischo diría un argentino, o sea explotador de mujeres) al primer ministro, después que el semanario L Espresso reveló hace dos semanas intercepciones telefónicas con diálogos entre Berlusconi y el ex director de la RAI, la televisión privada, Antonino Saccá, en la que el entonces jefe de la oposición y dueño de la compañía de TV rival, le pidió a su amigo que diera trabajo a cinco soubrettes y actrices de poco relieve. En particular, Berlusconi señaló a Antonella Troíse. Es una loca que dice que yo la perjudico y se está haciendo peligrosa , le dijo. Para todos el pedido lucía como una forma eficaz de hacer callar a la Troíse, vaya a saber por qué.

Para parar el aluvión que se le venía encima, Berlusconi anunció un decreto de su gobierno prohibiendo la difusión de las interceptaciones telefónicas. Luego dijo que no necesitaba nuevas normas , tras que sus amigos lo calmaran y los magistrados napolitanos que lo investigan afirmaran que destruirán las llamadas telefónicas sin relieve penal . Pero en Italia es muy difícil que esto ocurra al cien por ciento.

En una conferencia de prensa, ayer Berlusconi anunció que no presentará un decreto de ejecución inmediata sino un proyecto de ley que discutirá el Parlamento.

Pese a todo el fango que me echan encima los sondeos demuestran que los italianos siguen apoyándome, aseguró el primer ministro conservador

Berlusconi y su alianza de centroderecha con la Liga Norte ganaron en abril pasado ampliamente al Partido Democrático, la nueva fuerza de centroizquierda que gobernaba hasta entonces y luego hasta perdió la alcaldía de Roma. Así, Silvio Berlusconi volvió a ser primer ministro por tercera vez en su vida.

Lo que aparece en la prensa -dijo ayer- se concentra en los hechos que nada tienen que ver con el programa del ejecutivo y llevan al primer plano el ataque constante de cierta magistratura a quien debe gobernar, elegido por el país, mientras se quiere subvertir el voto de los italianos.

martedì 24 giugno 2008

La svolta




La Segreteria del PD (Partito DemocrXXXXistiano) annuncia finalmente la svolta che tutti attendevano: Wally Veltroni abbandona la linea politica del "ma anche" per sposare decisamente la linea del "quantunque".

sabato 7 giugno 2008

Musica araboandalusa e sefardita


Su Zona musical, eccellente forum già segnalato, c'è una selezione di musica araboandalusa classica e contemporanea con ben sei pagine di funzionanti link.

Sul tema della civiltà andalusa (la Spagna delle tre culture, prima che i re cosiddetti cattolici iniziassero una politica razzista, che avrebbe portato all'espulsione degli ebrei nel 1492 e all'espulsione dei moriscos nel 1609), si può scaricare un mio testo gratuito dal Bolero di Ravel. Il tema è trattato anche in un mio vecchio libro sull'amor scortese e nel Profilo storico della letteratura spagnola, sempre scaricabili dal Bolero.

I testi sono disponibili anche in formato cartaceo nel bookshop del sito.

venerdì 6 giugno 2008

Musica ebraica e sefardita


Zona musical, ricco forum dedicato alla musica di ogni genere, contiene un interessante thread di collegamenti a musica ebraico-sefardita. Conviene anche esplorare il forum che, segnalando link di varia provenienza, è molto vasto.

Non si parla d'altro...


Sembra che in Italia, nel mondo, non si parli d'altro che di interculturalità: si apre un giornale a caso e si legge, solo in prima pagina, di un bimbo che muore per una circoncisione casareccia e approssimata, della Turchia che conserva la proibizione del velo islamico nelle università, del vertice della FAO che fallisce. I corsi universitari, di specializzazione e master dedicati all'intercultura o alla mediazione culturale sono ormai in tutta Italia. Fa naturalmente eccezione Trieste, dove l'intera filiera MagnificoRettore-SenatoAccademico-AmplissimoPreside-FronzoloStudentesco ha pensato bene che il corso dovesse essere chiuso.

Si diceva: è solo una sospensione delle immatricolazioni per un anno, poi riapriremo! Avete visto voi la riapertura? Si diceva: chiudiamo il vecchio corso che è gestito male, ha infiniti problemi, è nelle mani di alcuni noti incompetenti paranoici, e facciamo una "nuova interculturalità!". L'avete vista voi la nuova interculturalità?

Io sì: l'ho vista al cinema.

Per esempio, se voi andate a fare una visita a Redsite, eccellente blog italiano dedicato al cinema, trovate i link per due bei film a carattere interculturale: Cous cous, e La Banda (The band visit). Si tratta di opere gradevolissime, che affrontano le tematiche interculturali in modo serio ma anche ironico ed originale.

Si possono poi segnalare alcuni libri pubblicati di recente (no link):

- Beda Romano: Misto Europa, Immigrati e nuove società: un viaggio nel Vecchio Continente, ed. Longanesi;
- Jason Burke: Sulla strada per Kandaar, ed. Longanesi;
- Lucia Etxebarria: Cosmofobia, ed. Guanda;
- Hervé Kempf: Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta, ed. Garzanti;
- Emilia Marasco: La memoria impossibile, Storia felice di un'adozione, ed. Tea.

Di varie ed eventuali


1. Il papa

Il papa riceve Veltroni, che gli illustra con dovizia di particolari i faticosi accordi raggiunti nel PD tra la componente laica e quella cattolica, e sottolinea tutti gli sforzi fatti per venire incontro alle esigenze legittime della chiesa, ma anche ad una essenziale e altrettanto legittima laicità dello stato. Dopo di lui il papa riceve Berlusconi, che entra a passo baldanzoso e dice subito: "Buondì, dov'è che firmo?".

(Dice: Ferra, questa la stai riciclando da dieci anni fa: all'epoca si parlava di Berlusconi e Rutelli.
Risponde: Vero è, confesso. Ma se la politica italiana non cambia, anche le vecchie battute conservano attualità politica)

2. Il ministro

Riporta la stampa che al ministro La Russa non piacciono i film con i militari macchiette: quelli degli Anni Settanta lo disgustavano. Il ministro ama il sobrio, l'essenziale, il rustico. Desidera che i giovani si facciano due mesi di naia d'estate per "imparare la gerarchia" (così dicono i giornali). Oddio, che la gerarchia in sé e per sé sia un valore è cosa molto dubbia: la mafia e la camorra sono organizzazioni perfettamente gerarchizzate. Allora, forse, i giovani dovrebbero imparare una buona gerarchia, ma non mi pare che possano insegnargliela i caporali (d'altro canto, se la gente prende in giro l'esercito una ragione deve pur esserci. Un tempo si diceva - e lo si diceva in caserma - dove finisce la logica comincia la naia). Comunque, se si tratta di imparare un buon senso della gerarchia, accompagnato da un acuto spirito critico, non sarebbe meglio indirizzare i giovani dai boy scout?

Poi, se non avete gli stessi gusti del ministro La Russa, date un'occhiata a http://avaxsphere.com/video/language/italian dove trovate eccellenti film italiani, anche seri, insieme a Franco Franchi - Il Sergente Rompiglioni, 1973, oppure Il Sergente Rompiglioni Diventa...Caporale, 1975, e altri titoli di notevole interesse.

3. Le puttane

Dice sempre la stampa che verranno espulse le prostitute extracomunitarie perché sono "pericolose per la morale". La morale diventa dunque legge di stato: immagino che si pensi alla morale cattolica, visto che in Italia non si sospetta che possa esistere altro. Perciò, se non trovate una puttana scandinava, attenti perché a farsi le seghe si può finire in galera.

D'altra parte, mettere in galera i papponi sembrava un'idea poco cristiana...

giovedì 5 giugno 2008

Mostrando i muscoli


Con un eroico blitz, alcuni mentecatti hanno cercato di impedire la costruzione di un campo nomadi a Mestre: si è scoperto poi che si tratta di attuare una vecchia delibera, che riguarda zingari di etnia sinti, cittadini italiani anche da varie generazioni, non usi a delinquere e con i figli che, abbastanza regolarmente, seguono le scuole. Da qui il commento: la Lega stavolta ha toppato! Hanno chiesto che "tornassero a casa loro" persone che sono già a casa loro, e che vincerebbero la casa popolare in qualsiasi graduatoria, con qualunque criterio.

Che la Lega abbia toppato è cosa che mi convince poco. Credo che i fautori della manifestazione non abbiano interesse alla nazionalità di queste persone: sono zingari, e questo conta. Sono zingari, quindi rubano, quindi mandano i bambini a chiedere l'elemosina, qundi delinquono, qundi non se ne può più, quindi si tolgano dalle balle. Mi domando se questa azione preventiva di rifiuto non sia, nei fatti più che nelle intenzioni, una giustificazione implicita per azioni violente una volta che il campo sia stato costruito e sia abitato: impedire agli zingari di stanziarsi in un territorio e cacciarli dal territorio in cui si sono stanziati mi sembrano due momenti logici e coerenti di una stessa politica muscolare e (stante la cittadinanza italiana dei sinti di Mestre) francamente razzista. (Per carità, non ne facciamo una questione politica, non strumentalizziamo fatti singoli, e bla bla bla!).

La cosa merita qualche riflessione. Esitono cittadini italiani che sono zingari: sono nati in Italia, alcune famiglie sono attestate nella Penisola già nel Settecento, abbiamo i nomi di intere famiglie di italiani zingari decimate nei campi di sterminio nazisti. Sono italiani zingari come esistono italiani di fede islamica: non sono immigrati, ma persone che godendo dei pieni diritti costituzionali, si sono convertite. Ad esempio, Abdal Wahid (spero di aver scritto bene il nome), importante esponente della comunità musulmana di Roma, che all'anagrafe nasce con l'italianissimo cognome di Pallavicini. O si sono convertiti al buddhismo, come un importante esponente della comunità zen italiana, che di cognome all'anagrafe si chiama Guareschi. In Italia c'è libertà di culto e ci sono esponenti di tutte le religioni più diffuse nel mondo. L'adesione a un culto o a uno stile di vita, per quanto minoritario, non diminuisce i diritti di cittadinanza: se c'è libertà, ognuno la usa come meglio crede, facendo ciò che la legge non proibisce.

Identificare le problematiche interculturali con il tema dell'immigrazione è un errore grossolano. Come ripeto spesso, se un domani decidessi di convertirmi all'induismo, non commetterei un reato di lesa italianità, né mi sentirei responsabile di un qualche tradimento dei patri costumi. Però avrei problemi interculturali.

Altro errore grossolano è pensare che le relazioni inteculturali riguardino i rapporti tra identità collettive: è sciocco pensare che una nazione significa una identità - tutte le nazioni hanno al loro interno un dibattito nel quale convivono molte identità: Umberto Bossi e io abbiamo identità diverse; condividiamo un stesso spazio giuridico, ma abbiamo una diversa interpretazione dell'identità e della storia: lui ama sentirsi bisnipote dei celti, io preferisco sentirmi erede della Magna Grecia e dell'ellenismo.

Altro errore, forse il più grave, è confondere l'identità con il dialogo interreligioso, che riguarda minoranze molto colte di teologi e interpreti dei contenuti religiosi propri a ciascuno. Abitualmente si crede che tutti gli immigrati del Nord Africa siano di fede islamica, ma chi opera sul campo sa benissimo che questo non è vero: ci sono marocchini laici, socialisti, musulmani non praticanti, islamici appartenenti a varie scuole (ci sono vari islam come ci sono vari cristianesimi), la cui presenza in Italia presenta molti problemi, ma non quello del dialogo interreligioso. Peraltro, la libertà di culto significa che ognuno è libero di pregare il Dio in cui crede, non che ciascuno è obbligato a trovare una fede comune con gli esponenti di altre religioni.

In definitiva, mi pare che vi siano grossi equivoci sul concetto, oggi tanto sbandierato, di identità. L'identità non è una sorta di scatola al cui interno il singolo deve racchiudersi: non può essere l'adesione a un modello di vita passivamente recepito dal passato, come se, ad esempio, un serbo dovesse essere obbligato ad essere ortodosso e uno sloveno obbligato a essere cattolico romano. La tradizione, il legato del passato non è una prigione, ma un'ideale valigia che porto con me e nella quale trovo gli strumenti per costruire la mia vita, la mia identità, prendendone ciò che mi serve, ciò che mi piace, e integrando con ciò che mi manca. La tradizione culturale è una proprietà della singola persona, che se la spende come gli pare. Per questo le problematiche relative alle relazioni interculturali sono sempre problematiche di rapporti interpersonali e solo in un secondo momento, su temi comuni, si possono proporre soluzioni più generali.

Se ragioniamo solo per entità collettive, le identità diventano trappole, schemi, e finiscono con l'ostacolare l'incontro e per criminalizzare intere comunità il cui modo di vivere, anche quando è rispettoso delle leggi vigenti, diventa una colpa. A volte sembra che ci venga proposto un aut aut, una sorta di prendere o lasciare del tipo: se si accetta l'islam, si deve accettare tutto dell'islam, compresa l'infibulazione (che poi non è una pratica islamica). Personalmente non mi pongo il problema di accettare in toto l'islam e anzi mi riservo il diritto di criticare gli aspetti che non mi piacciono, come faccio con il cristianesimo, con il buddhismo o con il comunismo. Però accetto il dialogo con la persona che ho avanti: non pretendo di scegliere preliminarmente chi è l'altro, ma accetto l'alterità come dato di partenza, sono disposto a correre il rischio che la sua alterità comporti che io modifichi il mio stile di vita laddove mi pare che questo sia giusto e legittimo, così come sono disposto a constatare, pacificamente, che l'incontro non è possibile, se le differenze sono insormontabili.

Il dialogo è questo: mettere sul tappeto le proprie esigenze e confrontarsi fin quando è possibile. Non vedo perché un musulmano non dovrebbe avere una moschea nel luogo in cui vive, e non vedo perché - per un equivoco rispetto dell'alterità - dovremmo tollerare la pratica dell'infibulazione. Non vedo perché una donna musulmana non possa portare il velo, che per lei ha un significato importante, ma neppure vedo ragioni che mi spingano a tollerare che a una donna musulmana sia imposto contro la sua volontà il velo dal padre o dal marito.

Il dialogo interculturale è un dialogo interpersonale e non richiede l'imposizione né la politica muscolare. Che poi, fatta da noi italiani, ha del comico. Fa pensare a quegli atleti da circo degli Anni Trenta, col costume a righe orizzontali, braghette al ginocchio e canottiera che copre a mala pena il petto villoso: Ercole Ercoli, il gigante della Carfagnana, compie uno sforzo sovrumano per sollevare un peso mostruoso, ce la fa, non ce la fa, ecco che vacilla, no ecco che ce l'ha fatta, signori, è riuscito nell'impresa storica del sollevamento: applausi del pubblico, platea in delirio, e mentre Ercole Ercoli guadagna le quinte, arriva l'inserviente per ripulire la scena e solleva l'attrezzo con una mano sola!

domenica 1 giugno 2008

Cedesi




Culo di pregevole fattura CEDESI in cambio di remunerato incarico politico istituzionale con governo di destra e/o di sinistra. Viagra incluso. Astenersi prelati e perditempo.

Edvige



Considerato l'elevato numero di operatori ed operatrici dello spettacolo presenti nel Governo della Repubblica, oltre che nel parlamento (benché tale presenza non appaia giustificata né da rare emergenze, né da particolari meriti), i sottoscritti fanno accorata richiesta affinché sia assegnato un ministero o, in subordine, un sottosegretariato alla signora Edvige Fenech.

A sostegno della loro richiesta fanno notare l'indiscutibile superiorità della signora Fenech per quanto riguarda le physique du rol, nonché la sua benemerita attività culturale, esemplificata da produzioni quali la riduzione cinematografica del Mercante di Venezia, con l'interpretazione di Al Pacino. Al riguardo, i sottoscritti insinuano anche il dubbio che numerosi parlamentari della Repubblica, compresi gli operatori e le operatrici dello spettacolo, ignorino tranquillamente chi sia l'autore del Mercante di Venezia.

Seguono firme.

giovedì 29 maggio 2008

Musicology


Musicology, un eccellente blog sul rock Anni Settanta, attualmente aggiornato con una buona selezione della discografia ufficiale dei Grateful Dead:

The Grateful Dead 1967
Anthem of the Sun 1968
Aoxomoxoa 1969
Live Dead 1969
Workingman's Dead 1970
American Beauty 1970
Skull and Roses 1971
Europe 72 1972
Wake of the Flood 1973
From the Mars Hotel 1974
Blues for Allah 1975

Mediterránea 4/08


Mediterránea 4/08

Rassegna di studi interculturali della Cattedra di Letteratura Spagnola, Facoltà di Lettere, Università di Trieste

Indice

Marco Pauletto: La psicanalisi cervantina, Ovvero come l’autore e l’eroe entrarono in analisi.

Paolo Quaia: Letteratura e filosofia in Unamuno.

Sara Farenzena: Il fantastico gagliego nei racconti di José María Castroviejo.

Mia Ralza: Il realismo magico di Isabel Allende

mercoledì 28 maggio 2008

Non è politica 2


L'aggressione di ieri all'Università La Sapienza è stata ancora una volta definita "non politica" da vari esponenti del governo. Alcuni energumeni di sicura appartenenza alla destra detta "radicale" sono scesi da un'auto e hanno aggredito con spranghe di ferro giovani di sinistra che affiggevano dei manifesti: a tutti gli effetti è un'azione squadrista.

Certo che la Politica dovrebbe essere un'altra cosa, ma da noi, a quanto pare, non lo è. Si tirano le molotov in un cambio nomadi, e la gente (inutile negarlo) se non approva, tollera: "Non è una questione di razzismo, ma questi qui hanno rotto i coglioni". Si assaltano negozi gestiti da extracomunitari, e ancora una volta "non è per razzismo, ma qui non si vive più". Si aggrediscono ragazzi nell'esercizio di un normale diritto civile, ed "è ora di finirla con questi comunisti".

Un Paese tra i più sicuri d'Europa vive terrorizzato da una campagna sull'ordine pubblico che è stata una vera e propria fabbrica della paura, e domani potrebbero essere aggrediti degli operai in sciopero, tanto non sarà una questione politica, "ma anche i sindacati debbono rendersi conto che ecc. ecc.".

Non mi piace la dietrologia, ma penso che non sia impossibile immaginare un uso politico dello squadrismo in un momento in cui la sinistra vive la più grave crisi della sua storia e il PD (Partito Democr-istiano) risulta evidentemente inadeguato alla gravità dei tempi. Voglio continuare a pensare che questo uso non ci sia, ma siccome potrebbe esserci, auspicherei una dura risposta da parte di chi governa l'ordine pubblico nel Paese, tanto per passare dalle rituali condanne verbali a segnali più concreti.

Quel che mi stupisce è che il Ministro dell'Università abbia chiesto al Rettore una relazione sui fatti accaduti. Perché? Cosa c'entrano il Ministro dell'Università e il Rettore? Che senso ha la corsa di vari Dicasteri ad accaparrarsi competenze del Ministero degli Interni?

martedì 27 maggio 2008

Redsite


Redsite è un bel blog italiano trovato girando in rete. Ha link a molti film, tra cui classici della cinematografia, come ad esempio: Frida, I Fiumi Di Porpora, Vajont-la diga del disonore, Sud, Gangs Of New York, Irina Palm - il talento di una donna inglese, Romanzo Criminale, Arancia Meccanica, Il Pianista, Matrix - La Trilogia, Point Break, Bianco rosso e Verdone, Uno Bianca, Giorni e Nuvole, Il Padrino - La Trilogia, Le Crociate, Preferisco Il Rumore Del Mare, Brancaleone Alle Crociate, La Ciociara, I Vicerè... e altri.

Quel che è giusto, è giusto


A volte anche i papisti hanno belle idee. Per esempio, questa del ministro Bagnasco di un patto di cittadinanza per gli immigrati mi piace molto.

Che significa nei dettagli, non lo so, non era specificato, ma questo non è essenziale. Anche per fare un romanzo l'importante è trovare il titolo, dopo qualcosa si scrive sempre.

lunedì 26 maggio 2008

Non è politica


Dunque a Roma una squadra fascista assalta tre negozi di extracomunitari e li distrugge, ma il sindaco Alemanno, insieme alla polizia, dice che non si tratta di un fatto politico. Se le cronache sono veritiere, la cosa è andata così: un tizio viene derubato del suo portafoglio. Anziché andare dai carabinieri a denunciare il furto (cosa notoriamente inutile), il tizio organizza una squadraccia e si reca sul posto in cui verosimilmente è stato borseggiato. Qui, anziché pestare l'autore dello scippo (cosa non certo condivisibile, ma comprensibile), gli energumeni si dedicano a un pestaggio di massa, spaccando vetrine e bottiglie a caso, purché di proprietà di cittadini extracomunitari.

Com'è noto, di questi extracomunitari non se ne può più: come chiunque può vedere dalle foto sul sito di Repubblica, vengono qui, a casa nostra, aprono botteghe di generi alimentari, lavanderie, phone center, lavorano persino... tutto questo protegge la delinquenza, favorisce il terrorismo, lo paccio di droga... non è mica questione di politica. Men che meno di razzismo!

In realtà, io credo che quando Alemanno dice che dietro l'episodio non ci sono motivazioni politiche, sta semplicemente dicendo un'altra cosa - sta dicendo: "Non siamo stati noi, non è questa la nostra politica, non date la colpa ai fascisti di governo". E in questo, personalmente, gli credo. Spero però che si renda conto di aver fatto parte di una banda di apprendisti stregoni che ora fa fatica a controllare le forze scatenate.

sabato 24 maggio 2008

Guagliù, tenimm'o forum!





Ovviamente!



Dicono che io sia troppo cinico e che abbia a cuore la mia gatta più di persone importanti, come il papa o Berlusconi. Sono calunnie che prendono alla lettera le mie battute polemiche. E' evidente che, se ci fosse un incendio e dovessi scegliere, adotterei un comportamento uniformato alla più rispettosa solidarietà umana. Perciò, dopo aver messo in salvo la gatta, vedrei se c'è modo di far qualcosa per il papa o Berlusconi.

venerdì 23 maggio 2008

Grande riforma del Codice Penale...


...è stato introdotto il reato di povertà. D'ora in poi tutti coloro che verranno sorpresi nella condizione di poveri, verranno perseguiti e condannati a lavorare non a stipendio (secondo le vecchie utopie comuniste), bensì a mercede, secondo le antiche e nobili tradizioni dell'Europa cristiana.

giovedì 22 maggio 2008

Keith Richards - Too Rude



Rolling Stones - Honky Tonk Women



The Renegades - Cadillac



Rock me baby B. B. King & Eric Clapton



Cose trovate


Navigando sull'ottimo http://downloadsessenciais.blogspot.com si trova, tra le varie cose interessanti, una discografia di Jimi Hendrix, che contiene una chicca nostalgica: la registrazione del concerto del Maestro al Palasport di Bologna il 26 maggio 1968. La qualità del suono, purtroppo, non è altissima, ma vale la pena.

Una miniera d'oro per gli estimatori del Maestro è invece un blog il cui nome è tutto un programma: http://jimihendrixforever.blogspot.com. Lì trovate una marea di registrazioni, e ne avrete di roba da ascoltare! Eccellente anche il corredo di fotografie.

Siamo tutti zingari


Per masochismo leggo spesso la stampa di sinistra, e in particolare L'Unità, che è anche un buon giornale, se solo si ha l'avvertenza di saltare a pie' pari tutti gli articoli che parlano di politica interna (si tratta, peraltro, di una norma di moderata intelligenza, da applicare a tutti i quotidiani italiani).

Su numero odierno del giornale "fondato da Antonio Gramsci", nella rubrica "Diario Rom", Dijana Pavlovic nota che presso il Ministero degli Interni italiano non esiste alcun caso accertato di rapimento di bambini da parte di zingari, e che la magistratura sta indagando sulle due denuncie recenti, relative a fatti che non sono chiarissimi. È d'altronde comprensibile: l'unica cosa che non manca ai rom sono proprio i bambini. È invece accertato, e denunciato da un'eurodeputata, che di 12 bambini rom dati in affidamento a famiglie italiane si sono completamente perse le tracce.

È pur vero che di questi bambini rom si preoccupavano poco i baldi giovanotti (di quale etnia) che sono andati a tirare bottiglie molotov nei campi nomadi di Napoli, regalando al nostro emerito Paese il primo pogrom del presente secolo. Si dirà che sono episodi sporadici, nati da ignoranza: non avevo minimamente sospettato che nascessero dal possesso di una solida cultura umanistica. Infatti è proprio l'ignoranza che mi preoccupa, nel momento in cui diventa una sorta di valore socialmente accettato.

Da alcuni mesi, tutti i grandi notiziari televisivi ci informano sui crimini commessi dai "rom", parola che viene intesa come abbreviazione di "romeni", la quale parola, a sua volta, viene intesa nel senso di "cittadini della Romania". Sarebbe un grande contributo alla tolleranza se, nei dibattiti televisivi, qualcuno ricordasse alcune piccole informazioni apprese nelle scuole elementari. In particolare: i cittadini della Romania si chiamano "rumeni", con la "u", sono di cultura mitteleuropea, praticano la religione cristiana ortodossa, e non hanno nulla in comune con i "rom", parola che significa "romanì", termine con cui, a sua volta, si identifica una delle due grandi etnie zingare (l'altra sono i sinti). In Romania gli zingari sono presenti per esserci arrivati nel loro nomadismo, come in tutti gli altri paesi europei, e vengono chiamati "zigani". Da "zigano" deriva l'italiano "zingano", poi "zingaro" e lo spagnolo "gitano". Mi si racconta che a volte i difensori della celtica Padania restino male quando, in gita a Granada, vanno a vedere uno spettacolo di flamenco e si ritrovano in un covo di zingari. Sarebbe anche cosa utile per la loro cultura se fossero informati che, come diceva un musicista zingaro, "il flamenco è quello che facciamo dopo che i turisti sono andati via".

Il termine "zigano" richiama alla mente di alcuni non la Romania, ma l'Ungheria: se vi trovate in un ristorante per turisti a Budapest, a metà cena si avvicinerà al vostro tavolo un tizio con una fascia colorata a tenergli la trippa e un noiosissimo violino che vi delizierà con musica popolare ungherese: è uno zigano, probabilmente uno zingaro.

Qualche giorno fa una mia studentessa rumena (con la "u"), peraltro in corso di studi per la sua seconda laurea) mi raccontava di apprezzamenti di notevole simpatia che aveva dovuto subire negli ultimi mesi: le hanno detto che era venuta in Italia a sposarsi con il primo pirla che capitava, per avere la cittadinanza, o che era qui perché suo padre l'aveva venduta a quattordici anni perché fosse mandata a mendicare. Se questo capita a Trieste, dove la mitologia dice che nessuno ha i quattro nonni della stessa etnia, vuol dire che siamo alla frutta. L'ignoranza popolare è diventata una fonte di consenso politico: i problemi dell'ordine pubblico sono stati drammatizzati (l'Italia è uno dei paesi più sicuri d'Europa), e vengono sempre più allo scoperto squadre di naziskin intente a ripulire le città. A mio avviso è il frutto di un disegno politico da apprendisti stregoni, lo stesso disegno che ha imposto la chiusura, proprio a Trieste, del primo corso di laurea in Scienze e Tecniche dell'Interculturalità, ovviamente con motivazioni ufficiali di tutt'altro tenore (magari anche affermate in buona fede, cosa che ricorda in noto proverbio popolare secondo cui "lo stupido è il cavallo di battaglia del diavolo").

lunedì 19 maggio 2008

Janis Joplin




Una completa discografia di Janis Joplin viene presentata da looloblog.blogspot.com, curato blog di musica rock, blues, metal, progressive, jazz, ed anche tango e rock ispanico.

domenica 18 maggio 2008

Grande blog di Povero Cane




Povero Cane vive in bella casa con Bravo Padrone e piccolo giardino per cacche. Di pappa farebbe di più.
Please visit!

Nuovo forum


Nasce Bolero forum iniziativa collegata al "Bolero di Ravel", centro di studi interculturali diretto da Gianni Ferracuti.

Il forum è articolato in tre sezioni.

Nella sezione SEGNALAZIONI vengono indicati gli aggiornamenti dei siti http://www.ilbolerodiravel.org e www.interculturalita.it, nonché novità librarie, recensioni e rassegne di materiali presenti in rete.

La sezione DISCUSSIONI è aperta a commenti su tematiche interculturali o comunque legate alla contemporaneità.

Nella sezione INFO vengono inseriti anche annunci legati all'attività didattica del curatore.

L'iscrizione al forum è gratuita, la partecipazione alle discussioni o alle segnalazioni è libera e limitata solo dalle norme della buona educazione.

Segnalazione blog


Zinhof è un eccellente blog croato dedicato prevalentemente al blues. Realizzato con estrema cura e competenza, fornisce link a preziosi materiali audio e video. Tra i post più recenti, raffinati link a

JOHN LEE HOOKER - It Serve You Right To Suffer (1965)
ROD STEWART - The Seventies Collection (2007)
TRACY CONOVER - Retrospective 1991-2006 (2006)
ANGELA STREHLI BAND - Soul Shake (1987)
THE ALLMAN BROTHERS BAND - Brothers Of The Road (1981)
ROBERT CRAY - Live At The BBC (2008)
JOHNNY WINTER - Gangster Of Love (1992)
ROBBEN FORD - The Blues Collection (1997)
JOHN MAYALL - Essentially (2006)
EDDIE FLOYD - Knock On Wood (1967)
B.B.KING- Blues On Top Of Blues (1968)
SUZI QUATRO - A's B's & Rarities (2004)
FLEETWOOD MAC - Greatest Hits (1971)

e numerosi altri...

Solidarietà a Marco Travaglio


In un paese di media civiltà, quando un giornalista comunica delle notizie imbarazzanti per un uomo politico, si suppone che il giornalista parli a ragion veduta (altrimenti va in galera) e si pretende che il politico risponda alle accuse e chiarisca la sua posizione. Peraltro, in un paese di media civiltà, come ad esempio gli Stati Uniti, un politico perde il posto da ministro se si sopre che non ha pagato i contributi alla colf, e l'esame dell'affidabilità morale dei membri del governo viene fatto dall'opposizione.

In Italia, invece, succede il contrario: il colpevole è il giornalista, che ha osato usare la televisione per scopi personali (la comunicazione al pubblico di notizie rilevanti).

Fortunatamente Micromega ha raccolto alcune importanti testimonianze di solidarietà a Travaglio. Ci associamo volentieri.

L'assalto al campo nomadi in Campania...


...parlando in termini appropriati è un pogrom.
Ora si può procedere, per par condicio, ad assaltare una sinagoga, visto che
- il papa non ha fatto commenti, troppo impegnato a ricordare che la famiglia e bla bla bla fratello;
- il Partito Democratico non ha fatto commenti, troppo impegnato ad occuparsi delle riforme istituzionali e bla bla bla compagno;
- la destra... ha dato la colpa alla camorra, "e attento a non fumare vicino alla latta di benzina".

martedì 26 febbraio 2008

Occasione




Causa inutilizzo vendo falce e martello come nuova, usata pochissimo, o scambio con foto di padre Pio. Scrivere a fausto_b@bolero.org.

mercoledì 20 febbraio 2008

Kosovo


Secondo me, il riconoscimento del Kosovo come stato indipendente è una sciocchezza, per i seguenti motivi:

1. Si tratta di uno stato che nasce con una marcata connotazione etnica, versione soft della mistica del sangue e della terra di romantica (e nazista) memoria.

2. Si tratta di un processo che va in direzione contraria a quella dell'integrazione europea, che prevede il trasferimento di competenze dagli stati nazionali alle istituzioni europee, e si basa sui principi della libera circolazione delle persone nel territorio comunitario e delle libertà civili di coscienza, religione, ecc. senza discriminazione di sesso, razza, idee...

3. Si tratta di una decisione che straccia il diritto internazionale.

4. E' un elemento di pericolosa instabilità nel cuore dell'Europa, che giova agli interessi strategici degli Stati Uniti, ma non giova affatto a noi.

5. Infine, si tratta di una decisione politica di enorme rilievo, che non dovrebbe rientrare nelle competenze dell'attuale governo dimissionario, che dovrebbe occuparsi solo del disbrigo degli affari correnti.

venerdì 8 febbraio 2008

Mediterránea





Mediterránea 3/08

Tra poesia e rivoluzione
Che Guevara e Cardenal



Nicoletta Lizzi: Per una poetica senza purezza: Poesia e prosa in Ernesto Guevara
Cecilia Nicolai: Ernesto Cardenal, poeta, monaco, rivoluzionario

Il fascicolo può essere richiesto con carta di credito all'indirizzo http://stores.lulu.com/ferra o tramite un bonifico di euro 12,00 sul conto corrente n. 360717, Banca di Udine Credito Cooperativo, Viale Tricesimo, Udine, intestato Giovanni Ferracuti - Coordinate bancarie: IT 30 D 08715 12300 000000360717


Mediterránea 2/07
Graziano Mascherin: Montalbán e la transizione spagnola
Ilenia Martin: I romanzi polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett
Ilenia Martin: Los pájaros de Bangkok di Manuel Vázquez Montalbán
Gianni Ferracuti: Le due memorie, Montalbán e Cercas
Elisabetta Balzan: I paradisi artificiali: L'hashish e l'oppio visti da Baudelaire

Il fascicolo può essere richiesto con carta di credito all'indirizzo http://stores.lulu.com/ferra o tramite un bonifico di euro 12,00 sul conto corrente n. 360717, Banca di Udine Credito Cooperativo, Viale Tricesimo, Udine, intestato Giovanni Ferracuti - Coordinate bancarie: IT 30 D 08715 12300 000000360717

Mediterránea 1/07

Quaderni della Cattedra di Letteratura Spagnola,
Facoltà di Lettere,
Università di Trieste,
a cura di Gianni Ferracuti.

Pubblicazione senza scopo di lucro.

Luca Ascoli: Il tao del Logos
Giovanna Digovic: L’uso della simbologia, dei segni e degli archetipi in Gaudí
Gianni Ferracuti: Don Chisciotte e l’islam
José Carlos Ríos Camacho: Islam hispánico, Historia y teoría de Al-Ándalus
Giovanni Antonio Ranza: Della vera chiesa istituita da Gesù Cristo
Accademia degli Intronati: Gl'ingannati

Il fascicolo può essere richiesto con carta di credito all'indirizzo http://stores.lulu.com/ferra o tramite un bonifico di euro 12,00 sul conto corrente n. 360717, Banca di Udine Credito Cooperativo, Viale Tricesimo, Udine, intestato Giovanni Ferracuti - Coordinate bancarie: IT 30 D 08715 12300 000000360717

sabato 17 novembre 2007

Era illegale!


A seguito del ricorso presentato dal Presidente del Corso di Studi in Scienze e Tecniche dell'Interculturalità dell'Università di Trieste, chiuso senza motivi validi e con una votazione demenziale e fascistoide, il Consiglio di Stato ha confermato che tale votazione era illegale ed è da considerarsi nulla.

Ora, se qualcuno, cercando con cura, ritrovasse in soffitta un briciolo di dignità, potrebbe anche approfittare dell'occasione per rassegnare le dimissioni.

domenica 28 ottobre 2007

Clero al cloro

LA GUERRA CIVIL ESPAÑOLA
Para la Iglesia española los curas mártires son sólo los franquistas

(http://www.clarin.com/diario/2007/10/10/elmundo/i-02101.htm)

Los heridos yacían inermes en sus lechos aquel 27 de setiembre de 1936. De pronto un griterío salvaje. El capellán Muiño, de sotana, se puso en la puerta de la sala con los brazos en cruz rogando piedad. Los "caballeros" de la Legión destrozaron al padre Muiño a machetazos y después pasaron a degüello a todos los heridos del Hospital de Toledo.

El sacerdote José Pascual Duaso, párroco de Loscorrales (Huesca) salía de su casa cuando tres falangistas cuyos nombres eran y son bien conocidos hasta ahora, lo mataron a balazos el 22 de diciembre de 1936. Don José era muy querido por sus iniciativas caritativas en una zona pirenaica sumergida en la peor miseria. Sus feligreses lo ayudaban a juntar leche que después repartían entre los chicos hambrientos. Pasaron muchos años hasta que el pueblo se atreviera a colocar una humilde lápida en su tumba.

Estos sacerdotes no estarán entre los 498 mártires de la Iglesia española durante la Guerra Civil que serán beatificados el 28 de octubre próximo en una imponente ceremonia en la Plaza de San Pedro. Porque solo serán honrados quienes perecieron y son reconocidos por la Iglesia española en el bando de la Santa Cruzada, encabezada por el dictador Francisco Franco, apoyada por Hitler y Mussolini, y bendecida por la jerarquía eclesiástica.

Los casos de curas y religiosos que fueron fusilados o asesinados por las fuerzas fascistas se repiten especialmente en el País Vasco, donde la Iglesia local apoyaba al gobierno de Euskadi leal a la República. Estos días próximos a la beatificación en el Vaticano circula un lista con nombres apellidos, fecha y lugar de los fusilamiento en el País Vasco de dieciséis religiosos.

Los bombardeos de las aviaciones nazi alemana y fascista italiana no perdonaron iglesias ni conventos durante la ofensiva del Norte que culminó con la destrucción de Güernica y, entre otras ciudades, de Durango. Testimonia el embajador norteamericano Claude Bowles en su libro "Misión en España 1933-1939" : "En la Capilla de Santa Susana,(Durango) las monjas podían oír el ruido siniestro de los aviones volando muy bajo. Los aviadores nazis lanzaron toneladas de pesadas bombas. Una de ellas estalló sobre el tejado de la capilla de Santa Susana y las monjas volaron literalmente en pedazos, mezcladas con trozos de las sagradas imágenes". Como murieron las monjas es un martirio. Pero en el otro bando.

Después, el embajador relata el asesinato de sacerdotes por parte de los fascistas italianos, luego de la rendición de las tropas vascas en Santoña (Cantabria): "Habían sido ejecutados incontables prisioneros, incluidos 15 sacerdotes vascos. Entre los fallecidos, destacan Martín de Lecuona, cura auxiliar de la parroquia de Rentería (Guipúzcoa), fusilado el 8 de octubre de 1936; Gervasio de Albizu, cura auxiliar de la parroquia de Rentería (Guipúzcoa), fusilado el mismo día, y así, religiosos de otras parroquias hasta llegar hasta quince".

El profesor Antonio Aramayona evocó en el Periódico de Aragón a otros sacerdotes fusilados o asesinados por los fascistas que no han tenido ningún reconocimiento de la Iglesia española. En Mallorca fue fusilado el sacerdote Martín Usero y en Aragón el padre José Duaso.

El secretario y vocero de la conferencia episcopal, monseñor José Antonio Martínez Camino, anunció la ceremonia de beatificación hace algunos días y se le pregunto por los sacerdotes fusilados por el franquismo. Respondió que no existían constancias de que esos hechos hubieran sucedido.

No es exacto. La Iglesia conocía perfectamente los hechos, en especial su máxima autoridad el cardenal Isidro Gomá y Tomás. Así lo recuerda Bowles: "Que los sacerdotes vascos fueron ejecutados fue reconocido por el cardenal Gomá en el significativo cambio de cartas en enero de 1937, entre Su Eminencia y el presidente (de Euskadi) José Antonio Aguirre (...). En su discurso del 22 de diciembre de 1936 Aguirre había expresado su asombro porque la jerarquía española no había formulado ninguna protesta contra la ejecución de sacerdotes por las autoridades rebeldes. En una carta del 10 de enero de 1937, Su Eminencia había contestado admitiendo las ejecuciones, pero manifestando que la "jerarquía no estaba callada", sino que la protesta no se había hecho pública, ya que su publicación habría sido "menos eficaz".

***

REPORTAJE: Beatificación de víctimas de la Guerra Civil
"¿Nosotros somos nadie o qué?"
Familiares de los curas vascos fusilados por Franco claman contra el olvido

MARÍA ANTONIA SÁNCHEZ-VALLEJO - Zeanuri (Vizcaya) - 27/10/2007

(http://www.elpais.com/articulo/sociedad/somos/nadie/elpepusoc/20071027elpepisoc_13/Tes)

Los escasos familiares que aún viven de los sacerdotes vascos fusilados por las tropas de Franco en 1936 claman contra la desmemoria. Hermanos y sobrinos de dos de estos religiosos lamentan el silencio y la politización de la ceremonia de beatificación de los mártires del llamado bando nacional, mañana domingo, en Roma.
En casa de los Sagarna Uriarte no se ha dejado de hablar ni un solo día de la muerte de José, a los 24 años, el 20 de octubre de 1936. Ni sus dos hermanos supervivientes, Vicenta, de 85 años, y Fidel, sacerdote, de 83, ni sus sobrinas Merche o Izaskun pasan día sin nombrarlo. Zeanuri, la localidad de la Vizcaya profunda donde viven, verá este domingo elevar a los altares a dos lugareños. Sobre la figura de otro de ellos, el sacerdote José, se abate el silencio. Es uno de los 16 religiosos vascos asesinados en los primeros meses de la guerra civil, otra más de las víctimas silenciadas.

"¿Nosotros somos nadie o qué?", clama con rabia la matriarca Vicenta. "La sangre no es agua, por eso sentimos mucha impotencia ante la ceremonia del Vaticano. ¿Y los nuestros? No estoy en contra de nadie, pero aún no nos han pedido perdón", se queja.

José Sagarna Uriarte llevaba un año ordenado cuando un asunto privado le granjeó la inquina de un prócer de Berriatúa, en cuya parroquia era auxiliar. "Al parecer, un señor importante tenía relaciones extramatrimoniales y mi tío denunció esa conducta como impropia en el sermón, sin nombrarlo. El hombre le delató a las tropas franquistas", cuenta su sobrina Izaskun, alcaldesa del PNV de Zeanuri.

El joven José fue hecho preso en la parroquia, maniatado con dos cuerdas que aún conserva la familia como reliquia, y ejecutado junto a un manzano en el monte, en Amalloa. Minutos antes, el capellán que le confesó había dicho a los soldados que estaba libre de pecado. "El monaguillo vio cómo traían el cuerpo desangrado en una camioneta, y cómo lo enterraban, vestido, con los borceguíes puestos, en la tierra del cementerio de Larruskain, su anterior parroquia. Sin caja, como un perro", prosigue Vicenta.

La lápida de piedra colocada sobre el túmulo de restos es lugar de peregrinación de la familia Sagarna, pero también de Juan Zabala, el monaguillo de José, hoy con 81 años. "Juan se encargó de indicar con una estaca el lugar donde fue asesinado; cuando se caía o pudría, ponía otra", recuerda Vicenta Sagarna. Desde hace 20 años, una cruz de piedra recuerda el suceso.

Unos por nacionalistas, otros por encontrarse en el lugar inadecuado, los 16 sacerdotes vascos asesinados por Franco no fueron las únicas víctimas religiosas del bando rojo. También hubo decenas de exiliados: unos 200 vascos, el navarro Marino Ayerra o el andaluz Gallegos Rocafull, por ejemplo. "A unos los buscaban porque se habían significado como nacionalistas o como partidarios del gobierno legal; a otros, como a Sagarna, se los encontraron", resume el historiador Iñaki Goiogana, de la Fundación Sabino Arana. "Entre los fusilados había figuras preclaras del nacionalismo o el vasquismo, como José Ariztimuño, Aitzol, activista y renovador de la lengua y la cultura vascas".

La cripta del cementerio de Hernani, en la que aún cuelgan las lápidas con el nombre de algunos de los muertos, ha sido objeto de investigación por parte de la Sociedad de Ciencias Aranzadi. El historiador Iñaki Egaña confirma que allí mismo fue asesinado el grupo más numeroso: nueve sacerdotes (otros cinco murieron en Oyarzun). "No sabemos qué ha pasado con los restos. Puede que vaciaran la cripta en época de Franco, o que llevaran los despojos al Valle de los Caídos", explica.

Celestino Onaindía fue ejecutado el 28 de octubre de 1936 allí, en Hernani. Triste paradoja: el mismo día, 71 años después, la jerarquía celebra la beatificación de otros muertos como él. Su sobrina Miren Onaindía, de 74 años, reivindica su figura: "Apenas lo traté, pero en casa siempre se ha hablado del tío Celestino, el que mataron los franquistas. Tenía 38 años y volvía de oficiar un entierro. Le esposaron y llevaron a la cárcel de Ondarreta, donde estuvo ocho días. Le fusilaron sin juicio, sólo por ser un sacerdote vasco; la orden de ejecución apareció después en un archivo de Galicia. Murió entonando un Tedeum bajo las balas".

Celestino era hermano de Alberto Onaindía, el padre Olasso, figura clave en la iglesia nacionalista vasca. "Por ser sobrinos de Alberto nos quitaron el pasaporte a todos. Hemos estado en el exilio, así que para nosotros no es algo tan lejano. Durante años nadie pudo decir nada. Incluso para hacernos llegar su breviario hubo gente que se jugó el tipo", remata Miren. El breviario, marcado por la página del 28 de octubre -día de la ejecución-, está en poder de la sobrina. También el cáliz con que oficiaba, que hoy se utiliza en las misas de una residencia de ancianos de Getxo.

"Soy creyente católica, y me resbalan los fastos del domingo. Me parece todo muy político, pero fundamentalmente me molesta el silencio de la Iglesia vasca. No tengo nada en contra de los que van a beatificar, pero no está nada bien que los nombres de nuestros fusilados no hayan aparecido nunca en el Boletín Diocesano. La jerarquía de Madrid debería pedir perdón por lo que hicieron", protesta Miren Onaindía.

El historiador Hilari Raguer, de la abadía de Montserrat (Barcelona), es uno de los máximos expertos en la Iglesia de la guerra civil y el franquismo. "He visto los archivos secretos vaticanos, recientemente abiertos a los investigadores. Pues bien, en el fondo Antoniutti están las listas de sacerdotes represaliados", confirma. Hildebrando Antoniutti fue enviado por Pío XI a Euskadi para proteger al clero. Como dijo este pontífice durante la guerra civil, "en la España de Franco se fusila a los sacerdotes igual que en la zona republicana", recuerda Raguer. Siete décadas después, su sucesor en la silla de Pedro sólo ve mártires a un lado de la historia.

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12mil niños secuestrados y otros tantos asesinados por le genocida terrorista Francisco Franco

http://boards5.melodysoft.com/app?ID=rebelateforo&msg=42

secuestro de más de 12 mil niños hijos de republicanos asesinados por el régimen del "generalísimo."

Orfanatos católicos y familias adictas a la dictadura franquista se hicieron luego cargo de esos niños, que generalmente eran inducidos a seguir la carrera eclesiástica.

La investigación de Cendrós y Valls ha revelado que en principio los niños eran llevados directamente a las cárceles con sus madres, en donde sobrevivían en condiciones infrahumanas. A modo de ejemplo, el informe señala que "en los años cuarenta, en la madrileña cárcel de Ventas, que tenía una capacidad para 500 reclusas, había más de cinco mil detenidas, y sus hijos vivían con ellas." En 1943 estaban tutelados por el Estado en centros religiosos y establecimientos públicos 12.042 niños y niñas. Los niños "desaparecidos" de España no fueron asesinados, o por lo menos no hay testimonios de ello, pero tampoco fueron devueltos a las familias de sus padres, sino que el Estado los "reeducó" para que fueran fieles al régimen.

El fraile capuchino Gumersindo de Estrella relató en sus memorias que tuvo a su cargo dar la extremaunción a las republicanas Selina Casas y Margarita Navascués, fusiladas en la cárcel de Torrero el 22 de setiembre de 1937. El monje escuchó sus gritos mientras se alejaba: "¡Hija mía! ¡No me la quiten! ¡Por compasión, no me la roben! ¡Que la maten conmigo! ¡Me la quiero llevar al otro mundo! ¡No quiero dejar a mi hija con estos verdugos!" Las hijas de Casas y Navascués fueron llevadas a "la casa de la maternidad" por las monjas. Lo mismo sucedió con la hija de una joven anarquista fusilada en la cárcel de Ventas, en Madrid. Trinidad Gallego, enfermera y militante del Partido Comunista, recuerda que antes de ser ejecutada en el Cementerio del Este la joven "consiguió que, como última voluntad, el oficial que estaba al mando del pelotón, el que le dio el tiro de gracia, se comprometiera a llevar a la niña con su abuela. Inmediatamente después de la ejecución, cuando el militar volvió a la cárcel, la niña ya no estaba".

Algunas mujeres que se negaron a entregar a sus hijos debieron resignarse a verlos morir en las cárceles, sufriendo el constante acoso de las monjas que pretendían llevárselos. La catalana Carme Riera, presa en Saturrarán por haber sido la compañera del dirigente sindical Horacio Callejas, se negó a entregar a su hija a las religiosas que regenteaban la maternidad de Les Corts, en Barcelona. Riera recuerda: "Tuve un buen parto pero después sufrí una infección que me mantuvo en cama seis meses. Con la excusa de que yo no estaba bien, las monjas quisieron quitarme a la niña, decían que yo no la podía criar. Yo me negué y por eso no me daban racionamiento para mi hija. Era su manera de presionarme para que se las entregara pero nunca lo hice". Su hija Aurora murió junto a otros 29 niños de un virus que atacó la cárcel de Santurrarán cuando sólo tenía un año de edad.

La legislación de la época establecía que los padres de los niños que ingresaran al Auxilio Social perderían la patria potestad y que se podría cambiar el apellido de los niños "siempre y cuando la familia adoptante fuera profundamente católica y adicta al régimen". En pocos años, las cárceles quedaron sin niños y se multiplicó la cantidad de seminaristas. Cuentan Cendrós y Valls que "al asturiano Uxenu Alvarez, de 72 años, le tocó ver a sus dos hermanos, Arcadio y Rodolfo, vestidos de cura". Su padre fue condenado a muerte por haber "ayudado con su coche a las fuerzas legales" y como eran huérfanos de madre, el gobierno ingresó a los tres hermanos "en el hospicio de Pravia (Asturias). Poco después a Arcadio y a Rodolfo se los llevaron al seminario. A mí, con sólo siete años, me vistieron de falangista y a mis hermanos de curas. Ni ellos ni yo teníamos ni idea de qué nos estaban haciendo".

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La muy selecta Iglesia
30 Julio 2007 | Archivado en: 06. CAMBALACHE
Enviado por: Luis Méndez Asensio

Que se etiquete de “selectiva” la ley de Memoria Histórica que impulsa el Gobierno socialista, IU y distintas agrupaciones de derechos humanos, es sencillamente un embuste. Pero si además lo hace la Iglesia católica española, el calificativo alcanza el grado de alevosía. Si ha habido en este país una institución que durante la guerra civil y los casi cuatro decenios de dictadura se empleó a fondo en discriminar, maldecir y excomulgar a los enemigos de la santa cruzada, unos cuantos millones de españoles, esa ha sido la Iglesia que representa Juan Antonio Martínez Camino y otros ilustres retrógrados que sin tapujos arremeten contra un proyecto cuyo único objetivo, lejos del revanchismo que se atiza a cada rato para desacreditarlo, es el de rescatar la dignidad de los que fueron tachados de un plumazo de todos los censos del país y enterrados, la mayoría de ellos, en fosas comunes sin ubicación precisa. Su delito: defender un régimen legalmente constituido. La Iglesia que parece haber optado por practicarse el harakiri en tiempos de confusión, despotrica contra la ley de Memoria Histórica, pero batalla en paralelo por la beatificación de los religiosos que murieron a manos del rojerío. Si nos atenemos a esa lectura del conflicto que tanto le gusta a la derecha de que no hubo vencedores ni vencidos y reivindicamos la tan manida reconciliación nacional, habría que convenir que para el éxito del colectivo no procedería jamás la victimización de uno de los bandos, en este caso precisamente el que alentó sin cesar desde los púlpitos el golpismo y el posterior enfrentamiento civil, sumándose luego de manera entusiasta a los que bebieron del fascismo celtíbero para justificar su lucha contra las libertades, el laicismo y el fin de los privilegios. Con su refinado cinismo, los próceres de la Iglesia aseguran que no hay que reabrir viejas heridas. ¿Cómo encajar entonces la entronización, setenta años después, de los religiosos alineados con las fuerzas golpistas? Lamentablemente, la Iglesia católica de nuestro país ha sido una de las instituciones, junto al ejército, la policía y el aparato judicial, que no sufrió purga alguna durante la transición, por lo que su credo profundo ha permanecido prácticamente inalterable. Nunca apostó por la reconciliación, ni siquiera por la democracia, ya que como corporación se mantuvo del lado del dictador hasta bien entrada la transición. Sólo con este trasfondo se explican los exabruptos de Martínez Camino y allegados que, acostumbrados a monopolizar el poder y manipular emociones, berrean cada vez que el Gobierno les recorta presupuestos o prebendas. La definición del Estado español como aconfesional creo que ha sido uno de los mayores errores del partido socialista. No basta con la neutralidad. Hay que apostar de manera contundente por el laicismo y obligar a la Iglesia a que no interfiera en los asuntos públicos. La religión pertenece al ámbito privado. Y una institución eclesiástica, por más feligreses que acumule, no puede contaminar a cada rato con sus proclamas incendiarias. Simplemente, en términos civiles, no representan a nadie. Y por ello, sólo deberían dedicarse a sermonear en los templos.

(http://www.ideasydebate.com/?p=581)

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Priaranza: Removiendo las fosas del franquismo

Artículo publicado en el diario El Mundo el domingo 17 de Marzo de 2002 en la portada del suplemento CRÓNICA.


Ildefonso Olmedo.

16 de octubre de 1936. El camión de gaseosas Olarte paró aquella noche a las puertas del hacinado calabozo del Ayuntamiento de Villafranca del Bierzo. La Guerra Civil devoraba a España desde hacía sólo tres meses y aunque la comarca leonesa no era zona de batalla entre los dos ejércitos, el bando nacional estaba ejerciendo una feroz represión sobre los «desafectos» al glorioso alzamiento. Cuando el vehículo de la bebida burbujeante arrancó con el cargamento de hombres 15 en total, incluido el dueño del almacén La Preferida, Emilio Silva Faba, de 44 años una gran fosa les aguardaba a apenas 30 kilómetros, en un desvío de la carretera comarcal 536 a las afueras de Priaranza. Detrás del camión rodaba otro, también cubierto con lona, con cuatro hombres armados en sus asientos: los pistoleros. La luz de los faros penetraba a ráfagas dentro del remolque del primer camión y alumbraba levemente por momentos los apesadumbrados rostros de los 15 hombres que se sabían camino del matadero.

El reloj marcaba las dos de la madrugada cuando la serenidad de la noche quedó rota por el sonido de los disparos. Aquella noche de octubre de 1936 terminó al pie de la carretera, a la luz del coche de los verdugos, con una carnicería y un superviviente (Leopoldo Moreira, de Trabadelo, que echó a correr nada más abrirse las puertas de camión y esquivó en la oscuridad los proyectiles de 9 milímetros que destrozaron la nuca de sus 14 compañeros antes de caer en el agujero acribillados a balazos). Todos, salvo uno cuya familia se enteró de lo ocurrido y pagó 10 duros de entonces al enterrador para poder recuperar el cadáver quedaron sepultados en una fosa común. Con los años, un viejo nogal dio sombra y enterró sus raíces en aquella tierra olvidada.

28 de octubre de 2000 (64 años después). Una excavadora abre zanjas en la cuneta del lugar que los más viejos paisanos conocían como el paseo del corro, el sitio que los niños de Priaranza temieron más aún que al hombre del saco y que por ello siempre pasaban corriendo, sin detenerse. Un conocido arqueólogo de León, Julio Vidal, dirige las excavaciones. A su lado, además de la antropóloga forense María Encina Prada, vivía el emocionante momento histórico el periodista Emilio Silva, nieto del Emilio Silva que regentaba el almacén de productos coloniales La Preferida en Villafranca del Bierzo, donde aún hoy un monolito rinde homenaje al comandante franquista Manso como el «libertador de la villa».

Por delante de la excavadora, un anciano de 85 años, Francisco Cubero, servía a todos de brújula para dar con el osario. El hombre esforzadamente desplegaba sobre el terreno la geografía de sus peores recuerdos. Hacía ya 64 años, siendo aún mozo, fue obligado a enterrar a los 14 fusilados. No le dieron opción.Hasta le advirtieron que aquello también a él, miembro de las Juventudes Socialistas, debía servir de escarmiento. «Ahí está la fosa, bajo esa nogal recrecida», confirmaba ahora el buen hombre las palabras de otro lugareño.

Al tercer día, la pala de la excavadora dejó asomar una suela y los huesos de un pie. Hallados los restos, incluyendo los de un veinteañero manco, comenzaba el laborioso trabajo de la identificación (asignar a cada cadáver una identidad) y se abría la posibilidad de que cada familia pudiera dar digna sepultura a su fusilado.Algunos objetos podían ayudar a completar la lista de los 13.Eran pistas: monedas, unos gemelos, los broches de unos tirantes, la cremallera de un mono, un peine con la inscripción «New York, 1935». No estaban entre los hallazgos ni el reloj ni el anillo con sus iniciales que Emilio Silva Faba llevó consigo siempre en vida.

La víspera de su ejecución extrajudicial, en aquel lejano e ignominioso 16 de octubre de 1936, se los había entregado a Modesta Santín, la madre de sus seis hijos, en la última visita que la mujer le pudo realizar en el calabozo de Villafranca que fue antesala de la fosa común.

16 de marzo de 2002. Ayer mismo. El profesor de la Facultad de Medicina de la Universidad de Granada José Antonio Lorente comienza en el Ayuntamiento de Priaranza del Bierzo la primera identificación, mediante prueba de ADN, de huesos extraídos de una fosa común de la Guerra Civil. A cuatro de las 13 osamentas halladas bajo el nogal, en una cuneta de la carretera, acaban de tomárseles muestras que serán cotejadas con las de sus familiares vivos para poder confirmar si se trata de Emilio Silva Faba, Enrique González Miguel, Juan Francisco Falagán y Manuel Lago.

El valor histórico del acontecimiento, que desentierra la memoria de un pasado oculto durante más de medio siglo de silencio, corrió parejo al científico. La prueba del ADN mitocondrial (que se transmite por vía materna) a unos restos del año 36 es considerada por el departamento de Medicina Legal de la Facultad de Medicina de Granada, que corre con los gastos de los costosos análisis, como una buena forma de testar un sistema que el profesor Lorente ya ha utilizado en países donde la represión y la guerra dejaron su reguero de desaparecidos (Chile, Perú, Colombia, El Salvador...).

También el director del laboratorio de identificación genética de la Universidad andaluza ha trabajado en España, donde colabora activamente en el programa Fénix para la identificación de restos humanos que la Guardia Civil y la Universidad de Granada pusieron en marcha en 1998 con el patrocinio del Ministerio del Interior.La Benemérita, por ello, es la única institución española que posee un banco de ADN de cadáveres sin identificar.

Ahora la ciencia llega para remover las fosas comunes del franquismo y desenterrar una parte olvidada de aquella macabra historia que quedó tapada a los ojos incluso de los historiadores. La Asociación para la Recuperación de la Memoria Histórica, creada en diciembre de 2000 por el nieto de fusilado Emilio Silva junto con el joven de Ponferrada Santiago Macías (entregado desde hace años a rescatar la memoria de los guerrilleros antifranquistas del Bierzo), es la verdadera artífice, empeñada como está en recuperar de la tierra y del olvido los cadáveres de los fusilados.

MONTES Y CUNETAS

Su labor consiste, según explican a CRÓNICA, en «devolver la identidad a aquellos hombres que fueron asesinados y desaparecidos por soñar un mundo más justo». Porque, agrega el periodista Silva, «yo soy nieto de un desaparecido. Primero de la Guerra Civil, después de la dictadura y hasta ahora de la democracia. Mi abuelo era un comerciante con recursos y su familia se quedó sin nada tras su muerte. Ahora, tras la apertura de la fosa, ha recuperado parte de la dignidad que merecía... Lo que está ocurriendo es también un homenaje a los miles de hombres que, tras 25 años largos de democracia, permanecen enterrados en montes y cunetas, que fueron injustamente asesinados y que merecen un reconocimiento público de la sociedad española, puesto que con sus vidas muchos de ellos escribieron el código genético de nuestras libertades actuales».

Aún no se sabe con absoluta certeza la identidad de los 13 de Priaranza. Hasta ahora, dado que el expediente militar de la ejecución no ha sido localizado, sólo se conocen los supuestos nombres de nueve, quizás 10: los cuatro del ADN más Juan Francisco Falagán Álvarez, César Fernández Méndez, Blas Fernández Mauriz, Gaspar Uría Mauriz y su yerno Victoriano García Castaño. Existen dudas sobre Gregorio Villalibre Pérez.

La historia de lo ocurrido permanecería oculta de no haber sido por la fuga de Leopoldo Moreira, el pasajero número 15 del camión de gaseosas que pudo huir. Deambuló toda la noche, perdido, y al amanecer del frío 17 de octubre volvió a darse de bruces con sus compañeros de viaje. Durante el tiempo que sobrevivió, antes de ser abatido a tiros por la Guardia Civil en Sotogayoso seis meses después, no dejó nunca de contar de lo que se libró aquella terrible noche. También otros muchos ojos vieron los resultados de la matanza. Algunos eran niños a los que el maestro del pueblo había llevado hasta la cuneta de la carretera para mostrarles lo que les pasaba a hombres «como aquéllos».

Gente como Emilio Silva Faba. Tenía 44 años y seis hijos. Autodidacta y entusiasta de la enseñanza pública, había vivido unos años en Argentina. Cuando regresó a Villafranca del Bierzo abrió un almacén de productos coloniales y se casó con Modesta Santín.En 1936 era delegado en la zona de Izquierda Republicana, el partido de Manuel Azaña. Su hijo Ramón tenía ocho años cuando le acompañó hasta la puerta del Ayuntamiento. «Vete a tu casa que tu padre queda detenido», le dijeron. Fue la última vez que lo vio. «Había toque de queda», ha recordado recientemente el hijo, ya septuagenario, «así que a la mañana siguiente mi madre fue a llevarle el desayuno. El guardia le dijo que no estaba allí, que se había escapado por una ventana». Pero su cuerpo yacía ya abandonado en una cuneta, muy cerca de Priaranza. Y con él los de Juan Francisco Falagán, un ferroviario hijo de un guardia civil; Enrique González Miguel, zapatero de 25 años con una hija de uno; Manuel Lago González, jornalero de 23 años...La lista sigue incompleta.

Como en Priaranza, donde según los viejos del lugar «hay más muertos fuera del cementerio que dentro», España entera se llenó de fosas comunes, muchas aún por localizar. El periodista Emilio Silva, buscando la de su abuelo, recorrió más de 15 enterramientos sólo en los alrededores. Comenzaba una historia personal que empieza a ser alargada: «Rescatar a mi abuelo y a sus compañeros del olvido». En el Bierzo, en Asturias, en Aragón, en Andalucía, en Extremadura...

En su trasiego, el nieto de Silva ha descubierto, además, que muchas flores y cruces que siembran las carreteras de toda España no indican que allí hubo un accidente mortal de tráfico, como todos suponen, sino que marcan sobre el asfalto la existencia de una fosa de la guerra civil o la posguerra.

NUEVOS DESENTIERROS

La asociación de Silva y el ponferradino Santiago Macías planea nuevas exhumaciones de cadáveres. De hecho, el pasado 8 de septiembre procedieron a la que fue su segunda intervención sobre el terreno.En esta ocasión, abrieron una fosa de las ocho que tienen localizadas en el municipio Cubillos del Sil (León). Hallaron cuatro personas: tres hombres y una mujer que ha podido ser identificada como la madre de quien después sería un niño de la guerra en la Unión Soviética, Vicente Moreira. La tarea promete ser laboriosa: búsqueda de un viejo maestro republicano en una fosa de Toral de Merallo, exhumación de dos mineros en Prado de Pardiña... El calendario es para años.

En un futuro próximo no descartan desplazarse hasta Castuera, en la comarca pacense de La Serena, donde la investigación de varios historiadores empieza a sacar a la luz la existencia de lo que el catedrático de Historia sevillano Antonio Miguel Bernal ha llamado recientemente «un auténtico campo de exterminio».

Las bocas de antiguas minas de plomo y plata existentes junto al campo de concentración que levantaron los vencedores a principios de 1939 (fue clausurado en marzo del 40) sirvieron de sepultura a muchos de los más de 10.000 presos que se estima que pasaron por los 70 barracones rodeados por una doble alambrada de espino y vigilados por cuatro nidos de ametralladora. «Nos hemos ofrecido», explica Silva, «a que uno de nuestros forenses, que es espeleólogo, baje a la mina con una cámara y ver qué podemos hacer».

El campo de concentración de Castuera constituye uno de los episodios más infames de la represión franquista en la inmediata posguerra. Allí se ensayaron, explica el historiador y hoy director de la Biblioteca de Extremadura Justo Vila Izquierdo (también lo tiene escrito en su libro La guerrilla antifranquista en Extremadura), «métodos de exterminio masivo, utilizados y perfeccionados después por los nazis en sus campos de muerte durante la II Guerra Mundial. No me refiero a cámaras de gas, pero sí a prácticas como la llamada cuerda india o la visita de falangistas de los alrededores para elegir, entre los presos formados ante ellos, a quienes se llevaban para fusilar».

Lo que era la cuerda india lo explicaron, antes de morir, supervivientes del campo como José Hernández Mulero o Valentín Jiménez Gallardo (fallecido, nonagenario ya, hace apenas tres semanas): «Próximas al campo había unas bocaminas y algunas noches sentíamos vibrar el terreno, como si hubiera explosiones cerca. Al principio creíamos que era el maquis, que venía. Pero luego supimos que con una cuerda amarraban a varios prisioneros y empujaban al primero dentro la mina. Unos arrastraban a otros y luego les arrojaban bombas de mano por si seguían vivos».

El pueblo, cuna en 1767 de Godoy (el llamado Príncipe de la Paz, primer ministro con Carlos IV) y que no fue ocupado por los nacionales hasta el 23 de julio de 1938, se había convertido en la capital de la Extremadura republicana (Miguel Hernández pasó en él dos meses en 1937) y ello le costó caro. Aún hoy, a más de 60 años del final de la guerra, nadie sabe con certeza cuántas personas fueron víctimas de la brutal represión.

Carlos Sánchez Manzano (superviviente aún vivo del campo, como Félix Morillo, Manuel Esperilla o Quico Fonteca) recuerda a sus 87 años cómo «muchos de los que estaban en los barracones eran llamados por los encargados del campo y ya no volvían jamás.Recuerdo a un muchacho que llamaban El Chulillo, una mañana me vino preguntando por sus dos hermanos y al día siguiente desapareció él también». Félix Morillo lo dice con otras palabras: «Había gente que moría de hambre y otros se fueron a la mina». Los que, confinados al barracón de aislamiento (el número 70), osaban asomar la cabeza se jugaban recibir un certero disparo de los vigilantes. Esperilla vio caer muerto de una ráfaga a un muchacho que quiso tomar aire. Ninguno olvida la hora a la que pasaba, a pocos metros del campo, el tren Badajoz-Madrid: minutos después de la cinco de la mañana. Escuchar la locomotora alejarse era sinónimo de seguir vivo, pues todos sabían que se aprovechaba el estruendo de la máquina para arrojar a los condenados a las bocaminas.

PRESOS Y ESCLAVOS

Después llegarían los campos de trabajos forzosos. El historiador W. Duhant, citado por el ex preso César Broto en su libro La gran trata de esclavos, explica cómo «un día los vencedores se dieron cuenta de que en la guerra el prisionero más preciado era el prisionero vivo. Desde entonces disminuyeron las masacres y se desarrolló la esclavitud». En el Valle de los Caídos o en los canales para convertir en regadío las tierras del Bajo Guadalquivir. Se ha estimado recientemente (Esclavos por la Patria, de Isaías Lafuente) que el Estado se embolsó con sus jornales impagados un botín de 130.000 millones de pesetas.

Y costoso es ahora, casi 65 años después, desenterrar e identificar a los arrojados a fosas. La Asociación para la Recuperación de la Memoria, sabedora de que la dictadura costeó la exhumación y traslado de los cadáveres de su bando (una orden de 1 de mayo de 1940 hablaba de «las justas aspiraciones de los familiares de aquellos que gloriosamente cayeron por Dios y España, víctimas de la barbarie roja» y «con deudos asesinados por la horda marxista») llevará al Congreso una proposición no de ley para que el Estado se haga cargo de los gastos. Entienden que se saldaría así una deuda histórica con los vencidos. Los olvidados, como sus muertos.


LAS PRUEBAS QUE HACE EL FORENSE


por FLORA SAEZ / PACO REGO

Cientos de restos óseos se acumulan en los cementerios y fosas comunes abandonados sin que nadie haya sido capaz de identificarlos. Ahora, y por primera vez, va a hacerlo en España, con víctimas de la Guerra Civil, un equipo de genetistas de la Universidad de Granada dirigido por el doctor José Antonio Lorente. Ayer tomó muestras de las osamentas que permitirán saber, mediante la prueba irrefutable del ADN, si lo que queda de los cadáveres de cuatro de los 13 republicanos que fueron asesinados el 16 de octubre de 1936 en la localidad leonesa de Priaranza del Bierzo, pertenece, como se piensa, a Emilio Silva Faba, Juan Francisco Falagán, Enrique González Miguel y Miguel Lago. A cada uno se le extraerá una pequeñísima parte de sus dientes mejor conservados, sin caries, y del fémur. Los huesos, explica el doctor Lorente, aguantan mucho mejor el paso del tiempo, manteniéndose intacto el material genético de los cuerpos. Éste será comparado con el de los familiares de los muertos, cuyo ADN se obtendrá de una simple muestra de saliva. Cada análisis costará 3.000 euros.Y es que la huella genética, única e intransferible, perdura más allá de la muerte. Con ella se podría identificar a un individuo entre 3.000 millones con una certeza del 99,99%. De no ser por esta moderna prueba hubiera sido imposible descubrir a los descendientes del zar de Rusia o los cadáveres de Lasa y Zabala, los presuntos etarras enterrados en cal viva en Alicante. Aunque en España este método se utiliza especialmente para determinar la paternidad, los jueces ya la solicitan en casos de violaciones y asesinatos. José Antonio Lorente, que trabajó durante dos años en la Academia del FBI en Virginia (EEUU), de donde trajo las últimas técnicas de ADN forense, calcula que en dos o tres meses se sabrá con certeza la identidad de los cadáveres desenterrados en la fosa leonesa. Un proceso arduo y difícil que el jefe del departamento de Medicina Legal de la universidad andaluza también se encarga de enseñar a sus colegas latinoamericanos a través de un programa financiado íntegramente por la Fundación Marcelino Botín.

LAS CIFRAS DE LOS DOS BANDOS

por DAVID SOLAR

Propaganda. Durante casi cuatro décadas las víctimas de la Guerra Civil fueron casi exclusivamente material propagandístico. En 1938 Franco llegó a decir que la horda marxista había asesinado a 470.000 españoles y hasta los 70 los vencedores ocultaron la mortandad que causaron. En 1974 Ricardo de La Cierva admitió que pudo haber 8.000 asesinatos. Hasta aquí, sólo propaganda.


Terror rojo. Concluida la Guerra Civil, los vencedores trataron de apoyar en datos las cifras propagandísticas. Así se puso en marcha la Causa General en la que, provincia por provincia, se buscó a las víctimas del terror republicano. Como se suponía que habían sido cientos de miles, hubo una decepción general al contabilizar los muertos obtenidos. Balance final: unos 80.000 muertos. La investigación de Ramón Salas Larrazábal bajaba la cifra de la represión republicana a 72.342 personas. Años después, Ángel David Martín rebaja las víctimas de la República a unas 60.000. Y dos años más tarde un equipo de investigadores coordinado por Santos Juliá redujo el número a 55.000, cantidad que los historiadores toman por aproximada.

Terror blanco. El estudio más reciente, hecho pueblo a pueblo en 24 provincias completas y en cinco parciales, arroja 78.949 muertos. Si se extrapolan a todo el país, podrían ser 130.000 los asesinados por el bando nacional (90.000 durante la guerra, 40.000 en la posguerra).

Más geografía, más tiempo. Las diferencias entre ambas represiones tienen una explicación: a partir de 1938 la republicana sólo se podía ejercer sobre la mitad de la Península y se terminó en marzo de 1939. Los vencedores dominaron mayor espacio a partir de 1937 y mantuvieron una durísima venganza durante toda la década de los 40.

(http://www.memoriahistorica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=23)

domenica 14 ottobre 2007

Meltingbox

Fiera Internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per Tutti
Torino - Centro Congressi Lingotto
22-23-24 ottobre 2007

Il programma è disponibile all'indirizzo http://www.meltingbox.it/programma.htm

giovedì 27 settembre 2007

Contro ogni tiranno




lunedì 24 settembre 2007

Mediterranea 2/07

E' disponibile su http://stores.lulu.com/ferra Mediterránea 2/07. Quaderni della Cattedra di Letteratura Spagnola, Facoltà di Lettere, Università di Trieste, a cura di Gianni Ferracuti. Pubblicazione no profit.

Sommario:

Graziano Mascherin: Montalbán e la transizione spagnola;
Ilenia Martin: I romanzi polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett;
Ilenia Martin: Los pájaros de Bangkok di Manuel Vázquez Montalbán;
Gianni Ferracuti: Le due memorie, Montalbán e Cercas;
Elisabetta Balzan: I paradisi artificiali: L'hashish e l'oppio visti da Baudelaire.

Sommario del primo fascicolo, Mediterránea 1/07, anch'esso disponibile su http://stores.lulu.com/ferra:

Luca Ascoli (Gianni Ferracuti): Il tao del Logos.
Giovanna Digovic: L’uso della simbologia, dei segni e degli archetipi in Gaudí.
Gianni Ferracuti: Don Chisciotte e l’islam.
José Carlos Ríos Camacho: Islam hispánico, Historia y teoría de Al-Ándalus.
Giovanni Antonio Ranza: Della vera chiesa istituita da Gesù Cristo.
Accademia degli Intronati: Gl'ingannati.

lunedì 17 settembre 2007

QUANTI SOMALI UCCIDE LA NOSTRA INDIFFERENZA?


da: www.altrenotizie.org

Domenica, 16 Settembre 2007 - 00:06

di Raffaele Matteotti

Continua a peggiorare la situazione in Somalia. Mentre il governo Ghedi ha riunito alcuni leader somali in una conferenza di pace abbastanza improbabile, a Mogadiscio continua l’escalation di violenze e cresce l’anarchia. Nell’ultima settimana sono stati uccisi tre giornalisti, tra i quali Ali Iman Sharmarke (Fondatore e direttore di Horn Afrik Media) e, per la prima volta nella storia somala, anche uno degli “anziani” leader tribali, Maalim Harun Maalim Yusuf, una delle anime del dialogo intersomalo, ucciso sulla porta di casa da alcuni killer che gli hanno sparato a freddo alla testa. Muoiono così i giornalisti che il governo non era riuscito a silenziare con arresti e decreti e viene profanata la figura dell’anziano, il rispetto della quale è un pilastro della cultura clanica somala che nessuno fino ad ora aveva osato attaccare. Nel mentre la situazione si deteriora sempre di più, riproducendo in sedicesimo lo scenario iracheno. Il governo-fantoccio sostenuto da USA ed Etiopia non ha alcun controllo del territorio, Mogadiscio è un campo di battaglia dal quale sono ormai fuggiti tutti quelli che potevano, mentre l’ONU alterna dichiarazioni di condanna e di sostegno al Governo Federale Transitorio di Alì Ghedi. Governo che promuove una conferenza di pace alla quale però non invita i nemici e che, mentre la conferenza è in corso, cerca di fare passare una legge sul petrolio invisa anche al principale partner di Ghedi, quel Yusuf che è presidente somalo e allo stesso tempo dominus del Puntland.

venerdì 14 settembre 2007

Premiazione

Questa settimana l'ambito premio "AGAR - Il Nome Della Vacca" va ex aequo ai militi rag. Borghezio e p. i. Calderoli, con la seguente motivazione: "Incuranti del pericolo, e con sublime strategia di combattimento, insultavano i nemici fino a farli incazzare, esponendo se stessi all'odio dei facinorosi e candidando la comunità nazionale tutta al ruolo di bersaglio".

Congratulazioni ai vincitori, e da noi l'auspicio che dal popolo tutto si alzi il grido: "Vacca Agar!" - il risveglio dell'intelligenza!

martedì 11 settembre 2007

Letteratura Spagnola





E' disponibile sul sito http://stores.lulu.com/ferra il volume di Gianni Ferracuti Profilo Storico della Letteratura Spagnola, dalle origini a oggi. L'opera ha 536 pagine, 6.14" x 9.21", rilegatura termica, prezzo € 20,00.

domenica 9 settembre 2007

QUANDO LA SINISTRA S’INNAMORA DELLA DESTRA


da http://altrenotizie.org/alt/
Domenica, 09 Settembre 2007 - 00:07

di Fabrizio Casari

Le diverse generazioni che dagli anni sessanta ad oggi si sono susseguite nel calpestare le non sempre rette vie del nostro Paese, hanno ritenuto, con maggiore o con minore convinzione, che la criminalità italiana avesse due sostanziali caratteristiche: una di essere “sistema”, l’altra di produrre ingovernabilità sociale e politica proporzionale alle ricchezze che generava. C’era semmai un dubbio, relativo alla commistione tra associazioni criminali e alcuni partiti politici; il dubbio era se fossero le prime ad aver infiltrato i secondi o viceversa. Alla fine, il dubbio si dimostrava ozioso, risultando chiaro che in quel tipo di società alcuni partiti e le cosche divenivano azionisti di maggioranza o di minoranza in corrispondenza di fasi diverse, ma sostanzialmente erano (sono?) elementi distinti di un progetto comune. Adesso però, finalmente, ci rendiamo conto di quanto quelle ipotesi delle diverse generazioni fossero sbagliate, perché sbagliati erano i presupposti (ideologici, certamente) che le determinavano. Sappiamo oggi, infatti, grazie ad un’opera di chiarificazione storica e sociale di alto profilo, che l’illegalità italiana non è fatta di Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona, Mafia del Brenta o bande di tante magliane; di logge massoniche, colletti bianchi e di narcomafie, di racket delle estorsioni o di trafficanti di droghe e armi. Oggi ci è tutto più chiaro: la criminalità italiana è fatta di lavavetri, writers e disperati clandestini.

Pare che l’elemento della pericolosità sociale sia stato dunque sostituito dal disturbo sociale, che i tentacoli della piovra abbiano lasciato il posto ai bastoni tergivetro e che le menti della criminalità siano da ricercare ai semafori invece che nell’Aspromonte o in Barbagia. Illuminate, sottili menti, folgorate sulla via della reazione, ci spiegano che i sottoufficiali della disperazione, ancorati ai semafori della dannazione, siano carne da macello per il racket. Che quindi renderli illegali sia, in fondo, un modo efficace per colpire il racket suddetto. Sia chiaro: gli immigrati non sono tutti delinquenti e non sono, com’è ovvio, tutti santi. Tra gli immigrati - come tra gli italiani - vi sono criminali. Ma proprio i criminali si guardano bene dal lavorare ai semafori perché, da criminali appunto, rapinano, uccidono, sfruttano, rubano; non lavano parabrezza.

C’informano però (le sottili menti) che rendere inevasa la domanda di sicurezza, a lungo andare può risvegliare “la tigre del fascismo”, come se l’antipolitica e il senso comune reazionario dilagante non fossero il prodotto di una politica che non propone domande e non offre risposte e appare ogni giorno lo specchio opaco dentro il quale si riflettono i nostri peggiori difetti. Sembrano (le sottili menti) dimenticare che proprio la cultura autoritaria, quella che propone “ordine e disciplina” sia il substrato naturale del fascismo.

I pericoli veri di fascismo derivano dalle spinte e dalle suggestioni della cultura e della politica di normalizzazione autoritaria della società, che impone l’equazione tra “normalità” e “legalità” e tra “illegalità” e “criminalità”. Gioverebbe ricordare che, nel passato, il passo è stato breve: nei manicomi veniva sbattuto chi minacciava la pericolosità sociale, non solo tutti i malati di mente ma anche i mendicanti e i senza fissa dimora. Invece l’equazione tra disordine sociale e criminalità non è affatto dimostrata. Atteso che nessuno assegna al disordine un valore in sé, nemmeno però si può sostenere una normalizzazione autoritaria della società rimuovendo il tema vero: quello della povertà. Che colpisce milioni di italiani e quasi tutti gli stranieri. Chi evoca il pericolo del fascismo, dovrebbe contrastare questa deriva con lavoro, case, politiche sociali inclusive, non accarezzando l’intestino degli impauriti. Che sono tali anche per l’incapacità dei gruppi dirigenti di svolgere la loro funzione. Almeno la dotte mente del dottore sottile, pontificatore della tuttologia ed esperto di galleggiamenti, dovrebbe ricordarlo.

Sottili come sono, le menti si affaticano con i numeri. Che dicono, per esempio, come l’immigrazione in Italia sia sulle percentuali più basse in Europa, ma di converso indicano nel Belpaese uno dei tassi più alti dell’intolleranza verso gli “estranei”. Che sono stranieri, quando hanno i soldi, immigrati quando non li hanno. Dimenticano non solo quanto il nostro passato sia straordinariamente pieno d’immigrazione e povertà ma anche quanto persino il nostro presente sia di nuovo alle prese con l’immigrazione interna scopo lavoro e sopravvivenza. Ci dicono poi, le sottili menti, che i sondaggi danno ragione all’intolleranza sistemica: quella che vede nella strada, ad esclusione delle vetrine, un unicum di fastidio. Non stupisce. La funzione pedagogica dei partiti da molto tempo è entrata in clandestinità, soppiantata dalle leggi del marketing elettorale. Il risultato è che il mercato della circolazione delle idee è stato pensionato dalla nuova leva dei pensatori: da una testa a un voto si è passati ad un voto senza testa.

Nessuno è così stupido da non cogliere l’odiosità sociale della microcriminalità, quella fatta di reati contro il patrimonio, violenze ai più deboli, mancanza di sicurezza nelle strade. Ma sarà dura convincerci che non si tratti del portato di leggi darwiniane che producono disperazione da un lato e fascismo sociale dall’altro. La patria del Law and Order, quella a cui tutti s’ispirano ammirati, è la più grande concentrazione di criminalità e devianza del pianeta, accompagnata - non a caso - dal maggiore distanza tra “garantiti” e “non garantiti”. I sindaci d’Italia, passati da amministratori lanciati sulla vetrina nazionale della politica a sceriffi senza West, cavalcano l’onda.

Condonatori a man bassa di ogni nefandezza urbanistica, perdonisti a tempo indeterminato di ogni abuso dei loro bottegai, hanno scelto di dichiarare guerra a chi vorrebbe solo sopravvivere. In cerca di visibilità per scopi elettorali, non usano i poteri di cui dispongono per fare applicare le leggi, ma chiedono più poteri per abusare delle stesse, visto che l’elemosina - per ora - non è sanzionata dai codici. Il loro mito, l’ex-sindaco Giuliani, che rese famosa la politica di “tolleranza zero” (che indica chiaramente il senso di giustizia e l'equilibrio di chi l’ispira), vide come risultato solo lo spostamento della mole di reati dal centro alla periferia, ma riempì i tribunali di processi contro gli abusi delle forze dell’ordine. In assenza dei disperati, gli sceriffi, si sa, cercano comunque il livello sociale più basso per scatenare le pulsioni autoritarie con le quali vengono cibati.

Pare che la nascita dei nuovi aggregati o partiti, siano essi guidati da menti sottili a sinistra o da giarrettiere furbine a destra, abbia individuato nel solleticare le pulsioni più basse la medicina contro il pensiero. Il bello è che c’invitano ad associarci, perché nulla li eccita più che la sinistra che diventi destra, mentre i candidati alla guida del nuovo carrozzone gareggiano senza esclusione di colpi. Ci si dice, sottilmente, che la sicurezza non è tema di destra o di sinistra: è vero, ma di destra o di sinistra sono le ricette per garantirla. Inclusione o esclusione, ad esempio, corrispondono a due idee della società che dovrebbero contraddistinguere, appunto, destra o sinistra. E non perché una accogliente e l'altra respingente, ma perché una é giusta e l'altra é sbagliata.

Veniamo però informati che la sinistra ha le ricette della destra: quindi - dice il sottile pensiero - per battere la destra si va più a destra. Nessuna idea su come affrontare distorsioni, contraddizioni, degenerazioni del “libero mercato”, che fa volare i capitali ed imprigiona le persone. Il problema non è più ricercare una società più equilibrata attraverso il ruolo di uno Stato regolatore: il problema diventa come far scomparire i problemi che non si riescono a risolvere. Se la disperazione circola, non serve affrontarla e combatterla, basta cancellarla dalla vista, che le vetrine piene di cose che pochi ormai possono comprare luccicano meglio. Sembra che la guerra alla povertà sia la nuova bandiera. La nausea monta.

sabato 8 settembre 2007

Premiazione

Questa settimana l'ambito premio "AGAR - Il Nome Della Vacca" va al Commendator Veltroni Walter con la seguente motivazione: "Da vent'anni svolge con dedizione il mestiere di 'Il Nuovo' della sinistra, senza mai invecchiare e senza mai rispondere alla domanda: "Sì, ma quale nuovo?".
Auguri, Commendatore, che la Vacca Agar ti assista e la Forza sia con noi!

"AGAR - Il Nome Della Vacca"
una  continua evoluzione tecnologica:
PCI - PDS - DS- D??? - no, PD!!! - D??? - no, DC!!!

venerdì 13 luglio 2007

No Veltroni, no party!!!


Alla Unity Convention (un tempo "Festa dell'Unità"), lo speaker (un tempo "il compagno Bertozzi della sezione Gramsci") - mentre sfuma la colonna sonora, We are the champions (un tempo "l'Internazionale") - prende il microfono e dice: "...e sono lieto di cedere la parola alla compagna Binetti!" (fragoroso applauso).

Ezzelino da Romano


mercoledì 11 luglio 2007

Gli eretici siamo noi


La gerarchia cattolico romana ha ribadito una tesi che da tanto tempo non godeva del favore dei media: esiste solo una chiesa, ed è quella cattolica romana (le altre sono confessioni di serie B, e comunque non riflettono l'istituzione fondata da Gesù Cristo).

Però, se prendiamo come riferimento (come esempio di chiesa fondata da Gesù) proprio la chiesa cattolica indivisa, cioè la chiesa prima dello scisma detto d'Oriente, risulta che proprio i cattolici romani si sono staccati dalla tradizione, modificando la formula dogmatica della Trinità (la famosa e sciagurata aggiunta del "filioque"). Una parte della chiesa, che da allora si definisce "ortodossa", non ha accettato questa novità e ha conservato la continuità con la tradizione antica.

Successivamente, i cattolici romani hanno dogmatizzato tutto il dogmatizzabile, mentre i cattolici ortodossi si sono astenuti dal farlo, essendo venuta meno l'unità dei cristiani, e dunque mandando le condizioni per pronunciare dogmi (in terminologia latina: quod ubique, queod semper, quod ab omnibus). Si è arrivati così a formulare dogmaticamente posizioni bizzarre, come quella dell'infallibilità del papa, quasi 2.000 anni dopo la fondazione della chiesa di Gesù, e nella più totale opposizione di tutte le altre confessioni cristiane.

D'altro canto, chiesa, ecclesia, significa assemblea: quando ci si riunisce a pregare, Gesù sarà presente, come dice il Vangelo. La gerarchia romana vuole davvero convincerci del fatto che Gesù è presente se si riuniscono i papisti, mentre non è presente se si riuniscono dei bravi ortodossi, dei protestanti, dei valdesi...?

Sarà bene che i televescovi si guardino un momento allo specchio e confessino (magari solo in privato): "Sì, è vero: gli eretici siamo noi!".

Ezzelino da Romano


domenica 8 luglio 2007

Trieste: dall’interculturalità all’antisemitismo


Dopo la sospensione delle immatricolazioni al Corso di Scienze e Tecniche dell'Interculturalità, le autorità accademiche dell'Università di Trieste avevano annunciato solennemente l'apertura di un "tavolo tecnico", composto da otto Presidi e un fronzolo studentesco, che avrebbe dovuto riformare il Corso stesso, notoriamente reo delle peggiori nefandezze di questo mondo, ivi compresa la distribuzione agli studenti del dentifricio Colgate adulterato in Cina. Ora, finalmente, il "tavolo tecnico" ha partorito ciò che è stato chiamato, con fantasia, "nuova interculturalità".

Si tratta di un corso di Cooperazione Interculturale allo Sviluppo, dove l’aggettivo “interculturale” non ha alcun senso e serve solo come una foglia di fico per coprire le vergogna. È un normale corso di cooperazione, appartenente a una classe di laurea diversa da quella di Scienze e Tecniche dell’Interculturalità, e nel quale le discipline interculturali sostanzialmente mancano.

Alcune incongruenze macroscopiche sono immediatamente evidenti: ad esempio, l’interculturalità è concepita (in modo un po’ coloniale) come qualcosa che serve nel rapporto con i Paesi stranieri, e si ignora completamente la tematica interculturale interna alla società italiana. Inoltre è demenziale ciò che l’offerta formativa prevede per lo studio delle lingue. Le lingue principali nel piano di studio sono inglese, francese e spagnolo: vale a dire che A TRIESTE (!) ci si è “dimenticati” del tedesco, dello sloveno, del croato... e in realtà di tutte le lingue dell’est europeo, che semplicemente mancano!!! In compenso viene proposto lo studio del cinese, peraltro della sola lingua, avulsa da ogni contesto culturale. Questa idea, che si può studiare la lingua di un popolo senza la sua cultura, è propria di una visione del mondo da Caffè dello Sport, e poco manca che si condisca con un bel coro stile “Faccetta nera, bell’abissina...”; tuttavia la si ritrova nell’inserimento nell’offerta formativa della lingua araba, parimenti avulsa da ogni contesto culturale.

In compenso, rispetto al nefando Corso di Scienze e Tecniche dell’Interculturalità, viene soppressa un’intera sezione di ebraistica (sette insegnamenti, la più importante nell’università italiana) oltre a tutti gli insegnamenti non linguistici di arabistica.
Siamo dunque di fronte a una colossale patacca, che tuttavia soddisfa pienamente quei settori antisemiti e nazionalisti che hanno costantemente osteggiato il Corso (vero) di Interculturalità.

giovedì 28 giugno 2007

Stevie Ray Vaughan, Soul to soul sessions

Cercando nella rete, ho trovato

Stevie Ray Vaughan, Soul to soul sessions




01. Tell Me Where We're Going (Instrumental song)
02. Life Without You (Take 2)
03. Lightin' Sky Hopkins (Take 2)
04. Hangnails And Boogers - Lightin' Sky Hopkins
05. Hug You Squeeze You (Take 1)
06. May I Have A Little Talk With You (Take 1)
07. I'm Leaving You (Commit A Crime)
08. Blues
09. Guitar Solo
10. Say What! (Take 2)
11. Jazzy Thing
12. Chitlins con carne

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01. Gone Home
02. Hey, Motherfucker
03. Hug You Squeeze You (Take 2)
04. Say What! (Take 6)
05. Say What! (Take 11)
06. Hangnails And Boogers (Outtake)
07. Hangnails And Boogers (Outtake)
08. Life Without You (Take 3)
09. Jam-Session
10. The Sky Is Crying
11. Boot Hill (Take 1)
12. Boot Hill (Take 2)
13. Empty Arms
14. You Don't Wanna Hear Me Sing That Shit
15. Life Without You (Take 12)
16. Bass Theme A La Nosferatu
17. Guitar Licks

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domenica 24 giugno 2007

Grande blues elettrico al femminile


http://magnatune.com/artists/albums/leoni-human/hifi_play

Barbara Leoni, Human needs

sabato 23 giugno 2007

Ezzelino da Romano è vivo e lotta insieme a noi


Il Corso di Scienze e Tecniche dell'Interculturalità dell'Università di Trieste, nella persona del suo Presidente, prof. Silvana Monti, ha presentato ricorso al Presidente della Repubblica, contro la scempia decisione di chiudere le immatricolazioni al Corso stesso, presa dalle autorità accademiche triestine. Poiché la procedura seguita per tale decisione, che di fatto impone la chiusura del corso, è stata a tratti gioiosamente fantasiosa, è possibile che il ricorso abbia un buon esito.

venerdì 22 giugno 2007

Nuova rivista


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È stato pubblicato il primo numero di “MEDITERRÁNEA”, rivista di studi letterari e interculturali promossa dalla Cattedra di Letteratura Spagnola della Facoltà e coordinata da Gianni Ferracuti. Il fascicolo (160 pagine in formato A4) è disponibile, sia nella versione digitale sia nella versione a stampa, tramite la pagina web
http://stores.lulu.com/ferra”.


Indice del fascicolo:

Luca Ascoli: Il tao del Logos
Giovanna Digovic: L’uso della simbologia, dei segni e degli archetipi in Gaudí
Gianni Ferracuti: Don Chisciotte e l’islam
José Carlos Ríos Camacho: Islam hispánico, Historia y teoría de Al-Ándalus

Giovanni Antonio Ranza: Della vera chiesa istituita da Gesù Cristo
Accademia degli Intronati: Gl'ingannati

mercoledì 20 giugno 2007

Interculturalità a Trieste

Il Corso di Laurea in Scienze e Tecniche dell'Interculturalità dell'Università di Trieste (Facoltà di Lettere) è stato il primo in Italia, dieci anni fa, a portare le tematiche interculturali nel mondo accademico. Disgraziatamente, oggi che l'interculturalità è un campo in cui gli studi e i corsi di laurea si moltiplicano, una lobby zavorrata da un pesante gap culturale e spalleggiata da una potente ignoranza politica, sta cercando di chiudere il Corso triestino, che tuttavia resiste anche a colpi di ricorsi alla magistratura.
Tutta la documentazione dell'incredibile vicenda si può trovare nel sito http://www.interculturalita.it