domenica 11 ottobre 2009

Darfur, donne senza pace


Darfur, donne senza pace
di Antonella Napoli

Le donne del Darfur sono destinate a non trovare pace. Fuggite in Ciad per scampare alle violenze nella regione sudanese subiscono la stessa drammatica sorte nei campi profughi nel paese confinante. Nonostante la presenza delle forze delle Nazioni Unite. schierate proprio per proteggere la popolazione. gli stupri continuano a essere perpetrati impunemente nel territorio ciadiano.

A denunciarlo, in un rapporto presentato a Londra il 30 settembre scorso, Amnesty International che accusa la polizia del Ciad. sostenuta dai Caschi blu, di fare ben poco per impedire che donne, ragazze e bambine siano vittime di aggressioni sessuali da parte degli abitanti dei villaggi confinanti i campi profughi e, in alcuni casi, degli operatori umanitari e degli stessi soldati ciadiani che dovrebbero tutelare la loro incolumità.

Amnesty ha riferito che la popolazione femminile a rischio è composta da oltre 142mila unità, su 260mila rifugiati che hanno lasciato il Darfur negli ultimi sei anni e che sono ospitati in 12 centri di accoglienza ai confini con il Sudan.

Tawanda Hondora, vicedirettore del Programma Africa di Amnesty International, ha sottolineato che “se è un fatto risaputo che le rifugiate del Darfur rischiano di subire aggressioni e stupri quando escono dai campi per raccogliere legna e acqua, si ignora che la situazione all’interno delle strutture dove dovrebbero essere al sicuro non è migliore, giacché quelle stesse donne rischiano la violenza anche da parte dei familiari, di altri rifugiati, dei militari dell’esercito regolare del Ciad e del personale delle organizzazioni umanitarie».

Secondo il rapporto di Amnesty International il pericolo proviene principalmente dagli abitanti dei villaggi situati nelle vicinanze dei campi. A garantire l’incolumità di queste persone dovrebbe essere l'Unità integrata di sicurezza, un reparto speciale di polizia sostenuto dalla Missione dell'Onu nella Repubblica centrafricana e nel Ciad.

Ma possono bastare 800 agenti, dispiegati in tutta l’area che ospita le istallazioni umanitarie, a proteggere 260mila persone, la maggior parte dei quali sono donne e bambini?
“Gli agenti del Dis - si legge ancora nel rapporto di Amnesty - sono diventati bersagli della violenza locale ma si sono resi anche responsabili di violazioni dei diritti umani. Molte donne rifugiate affermano che questi agenti pensano solo a proteggere se stessi e che hanno fatto ben poco per garantire la sicurezza dei rifugiati”.

Le fonti dell’organizzazione internazionale che ha stilato questo desolante resoconto hanno segnalato, inoltre, violenze ancor più, se possibile, vili e subdole. Sono state accertate, infatti, molestie da parte di insegnanti che abusano delle loro alunne promettendo voti alti in cambio.
“Alcune bambine hanno dovuto lasciare le scuole – afferma con rammarico Tawanda Hondora - per questa ragione. Il propagarsi della violenza sessuale è, putroppo, dovuto alla cultura dell'impunità, profondamente radicata nel Ciad orientale. L'uso del metodo tradizionale del «negoziato» per risolvere le dispute e i conflitti mostra tutta la propria pericolosità quando si tratta di casi di stupro”.

"No place for us here: violence against refugee woman in eastern Chad", traccia quindi un quadro ben più drammatico di quello che vogliono ‘mostrare’ le Nazioni Unite e le organizzazioni coinvolte in progetti di cooperazione in Ciad.

Il portavoce della missione Onu – Minurcat, Michel Bonnardeaux, ha ammesso con riluttanza la perpetrazione di atti di violenza contro le donne e ha difeso la polizia sostenendo che la situazione della sicurezza stia migliorando. Ovviamente dal Palazzo di Vetro contestano questi dati, affermando che la Dis ha ricevuto uno speciale addestramento per i casi di stupro, e che il documento "è un po' affrettato e basato su un campione molto piccolo e su una breve visita".

Ma abbiamo già avuto modo, purtroppo, di verificare e denunciare che tra i caschi blu non mancano individui privi di scrupoli che approfittano del loro ruolo per compiere impunemente atti orribili. Congo, Ruanda e Uganda insegnano.

http://www.articolo21.info/9079/notizia/darfur-donne-senza-pace.html